Turisti per Caso: We Are Local Nomads

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Turisti per Caso: We Are Local Nomads

Abbiamo intervistato oggi Alessandra e Urbo, autori del blog We Are Local Nomads, che ci hanno raccontato della loro passione per i viaggi, dei preparativi che fanno prima di partire per un viaggio, delle persone conosciute durante le loro avventure e del significato di viaggio per loro.

 

Raccontateci un po’ di voi e del vostro blog

Wearelocalnomads.com è uno slow travel blog nato dalla passione per i viaggi e per le storie: quelle delle persone che incontriamo durante il nostro peregrinare, quelle delle città e dei luoghi ma anche le storie di successo di giovani volenterosi, viaggiatori a tempo pieno, sognatori incontenibili. Ci piace chiamarlo Slow perché questo è lo stile di vita e di viaggio che ci piacerebbe comunicare. Alla tastiera e dietro la macchina fotografica ci siamo io, Alessandra, con un passato in agenzia di comunicazione e mio marito, Urbo: fisico di formazione, ingegnere elettronico di professione e scrittore per passione. Si può dire che il blog abbia preso forma per aiutare altri viaggiatori a districarsi nei dubbi pre-partenza, con delle guide molto pratiche, e si è poi evoluto insieme al nostro modo di viaggiare: nel 2018 abbiamo lasciato casa e lavoro per poter viaggiare a tempo pieno e dal 30 gennaio 2018 siamo partiti alla volta delle Filippine dove è iniziato il nostro Grande Viaggio che ha toccato il Vietnam, il Myanmar l’India per il momento.

 

 

Preferisci viaggiare in Italia o nel resto del mondo?

Ci piace viaggiare, full stop.

Crediamo che fuori dalla porta di casa ci sia un mondo in continuo cambiamento e che anche il tragitto casa-lavoro possa sempre riservare delle belle sorprese; ci piacciono le piccole e misconosciute mete nascoste nel nostro territorio italiano che amiamo scovare come fossero piccoli doni riservati ai più curiosi, impazziamo di gioia quando troviamo una guida turistica vecchia di cento anni di Firenze e possiamo lanciarci alla ricerca dei luoghi del passato nella città di oggi. Se l’Italia ci riscalda sempre il cuore, è l’Asia che ci lo fa fibrillare! La scoperta di terre così diverse dalle nostre, a volte anche poco conosciute (e qui penso all’Iran, alla Georgia o alle Filippine, per esempio) fa subito scattare l’adrenalina, e gli incontri che facciamo là sono sempre unici e ci cambiano profondamente.

 

Quali sono i preparativi che fate di solito prima di un viaggio?

Cerchiamo di leggere almeno un libro di un autore della nazione che stiamo per visitare. Ci informiamo sulla situazione politica e di sicurezza, sui cibi locali da provare assolutamente (nonché i posti migliori per farlo) e stiliamo una lista di quanto vogliamo vedere, senza andare troppo nel dettaglio perchè comunque ci piace lasciarci stupire e influenzare da quello che scopriamo una volta arrivati. Talvolta, contattiamo blogger locali per farci dare qualche consiglio da veri locals!

In valigia abbiamo imparato a mettere il meno possibile, ma non partiamo mai senza alcuni farmaci di base. Per il nostro Grande Viaggio abbiamo anche dovuto fare diversi vaccini.

Infine, controlliamo di avere tutte le nostre app “da combattimento” installate sul nostro cellulare. Abbiamo scoperto che alcune di esse sono alleate preziosissime.

 

Qual è il viaggio che vi ha colpito di più? Perché?

Per entrambi il viaggio che ci ha cambiati è stato, senza ombra di dubbio, quello in Iran. Durante quel viaggio abbiamo iniziato a capire che – e questo è valido soprattutto per alcuni Stati – quello che sappiamo di loro attraverso i media e quello che sono in realtà è molto diverso. In Iran abbiamo assaporato il gusto dell’ospitalità e della curiosità delle persone, non solamente la bellezza dei luoghi che abbiamo visitato. Se abbiamo deciso di intraprendere un viaggio che per ora è durato quattro mesi, credo dipenda molto dalla sortita fatta in Iran.

Detto questo, a livello umano, il Grande Viaggio che stiamo tuttora compiendo è quello che ci sta lasciando di più perché stiamo avendo modo di scoprire come il turismo influenzi i luoghi nel bene e nel male; viaggiando lentamente e con molto tempo a disposizione abbiamo avuto modo di rimanere in ogni nazione almeno un mese, di capire meglio le culture dei diversi stati e di come queste abbiano influenzato la storia e lo status quo dei paesi stessi. Se l’Iran ci ha aperto la mente, il Grande Viaggio ci ha cambiati profondamente come persone e influenzerà il nostro stile di vita in futuro.

 

Siete mai rimasti in contatto con persone conosciute durante i viaggi?

Certamente, soprattutto durante il nostro ultimo lungo viaggio in Asia abbiamo avuto modo di conoscere delle persone speciali, che di riflesso hanno reso unica l’esperienza e con le quali rimarremo certamente in contatto, addirittura stiamo cercando di capire come andarle a trovare il prima possibile!

Qual è il significato di viaggio per voi?

Io partirei dall’etimologia: viaggio deriva dal latino viaticum, che significa “provvista o quant’altro necessario per intraprendere un viaggio”. Credo che ogni viaggio abbia un significato diverso a seconda di cosa ci portiamo dietro, soprattutto a livello spirituale, quindi non è definibile in maniera univoca. Sono convinto inoltre che il viaggio non sia tanto il movimento in sé, quanto quello che viene smosso dentro di noi quando sappiamo di dover partire. Sono convinto che un viaggio cominci molto prima di partire, per noi ad esempio il Grande Viaggio di 4 mesi è cominciato molto prima, almeno un anno prima della effettiva partenza con l’aereo.

Ringraziamo ancora Alessandra e Urbo per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il loro blog qui

 

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