Turisti per caso: Wannabe a Globe Trotter

Turisti per caso: Wannabe a Globetrotter

Abbiamo intervistato oggi Danila, autrice del travel blog Wannabeaglobetrotter, che ci ha raccontato della sua passione per i viaggi, di quello che pensa del viaggio come esperienza e di cosa e come mangia durante i suoi viaggi.

Raccontaci un po’ di te e del tuo blog

Sono Danila, la viaggiatrice che da oltre quattro anni gestisce il blog www.wannabeaglobetrotter.it e i relativi canali social (Instagram, Facebook e YouTube). Ho ventisei anni, origini calabresi, una vita vissuta in Umbria e un sogno all’attivo chiamato Australia. Ho aperto wannabeaglobetrotter quando vivevo a Perugia e stavo scrivendo la tesi di laurea, ero un’universitaria squattrinata con il chiodo fisso del viaggio. Il blog mi ha accompagnata nell’anno sabbatico che ha seguito la laurea, con più tempo e fondi da dedicare ai viaggi e mi ha sostenuta quando a un passo dal conseguire il Master ho deciso di cambiare vita e trasferirmi in Australia.

Da quel momento il tono del blog è cambiato radicalmente. Agli articoli sui week end low cost in Europa e le due settimane in Thailandia si sono sostituiti testi dedicati al trasferimento nella terra dei canguri.

Questa grande necessità di parlare d’Australia, unita a un numero smisurato di domande dei lettori ha portato alla nascita del canale YouTube che ha raggiunto spontaneamente i 500 iscritti. Mi ci è voluto tempo per capire cosa il blog significasse per me e cosa avrei voluto fosse per gli altri. I primi anni sono serviti a comprendere la blogosfera e le sue dinamiche, il terzo anno mi ha fatto capire che voglio differenziarmi in todo dalla maggioranza dei Travel Blogger in circolazione e infine il quarto anno mi ha palesato la mia strada, le mie tematiche, la mia nicchia. Ho il vantaggio di essere una delle poche TB italiane al momento residenti in Australia e sto puntando tutto su questo.

Parlando di me sono cambiata negli anni più di quanto non lo abbia fatto il blog che è diventato lentamente come uno specchio della mia vita e un contenitore di riflessioni, idee, rimpianti e malinconia. La ragazzina che sognava di andare a vivere in un paese anglofono e diventare bilingue ora sta vivendo il suo sogno oltre Oceano e non vede l’ora di raggiungere nuovi traguardi.

Cosa ne pensi del viaggio come esperienza?

Il viaggio è stato a lungo il motore della mia felicità, della mia esistenza. Mi sono approcciata al viaggio con poco rispetto in passato, lamentandomi di non viaggiare abbastanza o di non avere abbastanza settimane per farlo. Poi qualcosa è cambiato, la vita mi ha portata a vivere in un continente lontano da tutto, un posto da cui viaggiare diventa un’azione complessa, macchinosa, costosa.

Ora mi approccio al viaggio con reverenza e rispetto, mi rendo conto di quanto fortunata sono stata in passato e mi pento di non essermene resa conto prima. Troppo spesso guardiamo a chi può fare più di noi invece che concentrarci sul nostro orticello. In definitiva ho passato i primi diciotto anni della mia vita a desiderare di viaggiare senza aver mai varcato i confini europei, dai diciotto ai ventiquattro ho viaggiato senza tregua spendendo ogni centesimo in biglietti aerei e arrivando a salire anche su trenta voli in un anno. Dai venticinque a oggi – cioè da quando sono in Australia – sono salita su soli quattro voli e le possibilità di prenderne degli altri sono ben poche.

Le mie priorità sono cambiate per necessità e i viaggi sono al momento in standby. Quello che non è cambiato, però, è il cuore che esplode di felicità ogni qualvolta penso ai viaggi; la viaggiatrice che è in me non è sparita, è solo in pausa per un po’… fino a quando non avrò trovato il mio posto in Australia.

 

Come scegli le tue mete di solito?

Premettendo che vorrei viaggiare il mondo intero e che, esclusi un paio di paesi per cui non provo particolare slancio, ogni singolo stato è nella mia lista dei miei desideri, direi che purtroppo il budget ha un ruolo fondamentale nella scelta. Quindi, Skyscanner alla mano e con la funzione ovunque sempre attiva, scelgo la meta che implica il volo più economico per raggiungerla.

A oggi ho fatto un’eccezione solo per Cuba, era il mio sogno nel cassetto da troppo tempo…aspettare che diventasse più economica avrebbe significato aspettare che diventasse più turistica quindi il detto “viaggia, i soldi si recuperano… il tempo no” ha avuto la meglio.

Quale legame c’è tra viaggi e cultura secondo te?

Viaggiare è cultura, è conoscere, è interagire con il diverso, è non partire con l’idea di essere migliori del popolo che si incontrerà, è essere consapevoli che tutti possono insegnarci qualcosa. Viaggiare è cultura nel suo senso più ampio è profondo, non ha nulla a che vedere con riconoscimenti accademici e opere d’arte; viaggiare è cultura quando ti permette di aprire la mente a nuovi orizzonti, nuovi stimoli, nuove esperienze. Viaggiare è cultura quando non si è spettatori passivi nel corso del viaggio, quando non si snobbano usi e costumi ancora sconosciuti. Viaggiare è cultura quando si viaggia con il cuore aperto e la mente positiva.

Raccontaci un aneddoto di uno dei tuoi viaggi

Vi potrei raccontare di quella volta che ho avuto un attacco di panico su una long tail boat in Cambogia: ci stavamo spostando dalla spiaggia di Sok San Beach – Koh Rong – al molo principale dell’isola, il meteo era incerto, il mare mosso e all’improvviso la barca si è fermata in mare aperto e le onde erano alte abbastanza da entrare nello scafo.

Mentre io mi disperavo, i cambogiani ridevano. Avevamo solo finito la benzina e tutto ciò che stava succedendo era normale.

 

Sei mai rimasta in contatto con persone conosciute durante i tuoi viaggi?

Si e il contatto più prezioso che ho è quello di una famiglia cubana. Ho vissuto in casa loro per quattro giorni e quando sono partita mi è sembrato di salutare la mia famiglia. Dopo tre anni continuiamo a scriverci mail, loro non parlano inglese e io non parlo spagnolo.  Comunicare è complicato ma l’amore vince sulla linguistica.

Che cosa mangi di solito in viaggio?

Rigorosamente cibo local e nella maggior parte dei casi street food. Assimilare le abitudini culinarie di un altro popolo è, forse, il modo migliore per entrarci in contatto, in confidenza e provare a comprenderlo. Inoltre assaggiando il cibo tipico dei paesi che visitiamo, abbiamo la possibilità di conoscere ingredienti o spezie che sono sfuggiti alla globalizzazione e che, ancora, non riusciamo a trovare in ogni supermercato del mondo.

Per quanto riguarda lo street food bisogna considerare anche il fattore economico e mi riferisco principalmente al sud est asiatico, a paesi come l’Indonesia, la Thailandia, la Cambogia, dove si possono consumare deliziosi pasti di più portate con pochi dollari. Ovviamente non disdegno una cena in un buon ristorante ma anche in quel caso opterei per un buon ristorante di cibo tipico. E con questo punto ci colleghiamo alla prima domanda e a come è cambiato il mio modo di viaggiare e quindi il blog.

A diciotto anni potevo solo sognarmi di andare a cena al ristorante durante un viaggio, a ventisei lo do quasi per scontato pur avendo, ahimè ancora, budget bassi perché il cibo è il viaggio e vorrei provare a conoscerlo nelle sue migliori espressioni.

 

Ringraziamo ancora Danila per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui

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