Turisti per caso: in viaggio con Uptown Girl

Turisti per caso: Uptown Girl

Abbiamo intervistato oggi Sabina, autrice del blog Uptown Girl che ci ha raccontato di come è nata l’idea per questo progetto, di come sceglie i suoi viaggi di solito e di cosa ne pensa del viaggio come esperienza.

 

Raccontaci un po’ di te e del tuo blog

Ho iniziato nel 2012, mossa esclusivamente dalla mia passione per la scrittura, ai tempi non sospettavo che il blog sarebbe diventato parte integrante della mia vita professionale e personale. Dopo la laurea, ho iniziato a lavorare subito nel campo della comunicazione e mi sono poi specializzata nel digitale, tra il lavoro in ufficio e altri progetti da seguire riuscivo a ritagliarmi sempre meno tempo da dedicare al mio blog, così 4 anni fa ho deciso di focalizzarmi sulle cose che per me contavano davvero. Ho iniziato a lavorare come libero professionista e oggi sono una digital project manager e una blogger professionista, ho anche lanciato il primo corso personalizzato e personalizzabile in Italia sul blogging che si chiama appunto Professione Blogger.

Quando mi chiedono di me, mi piace raccontarmi con una frase breve, esplicativa ma che racchiude tutto il mio essere: io vivo delle mie passioni, racconto storie di vita e cammino con il sole in fronte. Il mio blog, Uptowngirl.it mi rappresenta appieno, sostanzialmente è il contenitore virtuale della mia vita, che ho trasformato in una storia che racconto ogni giorno attraverso viaggi, esperienze e consigli utili su come trascorrere il tempo libero e dedicarsi alle proprie passioni, senza rinunce.

Cos’altro? Ah si certo, mi definisco confusionaria e confusa, eclettica per dirlo elegantemente, amo il colore rosso, come è facilmente intuibile, e sogno una vita vista mare immersa tra i colori dell’Autunno e le decorazioni Natalizie.

 

Cosa ne pensi del viaggio come esperienza?

Io penso che il viaggio sia esperienza, pura e intensa. Se c’è una cosa che sostengo fortemente è che il viaggio è prima di tutto un’esperienza dell’anima, indipendentemente dal posto scelto o dai chilometri percorsi.

Anne Carson diceva che l’unica regola del viaggio è quella di non tornare come si è partiti, come darle torto? Visitare un posto nuovo, incrociare sguardi e ascoltare le parole e le esperienze di chi vive qualcosa di diverso dalla nostra quotidianità, camminare sulle stesse strade che hanno percorso persone, artisti, personaggi famosi a noi totalmente sconosciute è un emozione. Facciamo parte di qualcosa di inspiegabile che chiamiamo “mondo” e scoprirlo è il regalo più grande che possiamo farci.

Il viaggio è un’esperienza di vita e penso che chi si perde questo vive solo a metà.

Come scegli le tue mete di solito?

Ecco, questa è una bella domanda. Mi capita spesso di sfogliare riviste o leggere articoli online e guardare fotografie. Non ho dei luoghi ideali anche se certamente affino poi le mie ricerche anche in base alla tipologia di viaggio che cerco.

Ammetto che tendo ad infatuarmi molto spesso, forse troppo di tutto quello che mi circonda, ma nella scelta delle mete dei miei viaggi succede qualcosa di inspiegabile, sento come un “richiamo” così forte che nel giro di pochissimo si trasforma in ossessione. Capirai che l’unica soluzione in questi casi è connettermi al mio macbook e prenotare un volo.  

 

Qual è per te il significato del viaggio?

Cito uno dei miei scrittori preferiti per rispondere a questa domanda: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Sicuramente per me il viaggio è questo: esperienza di cuore, anima e corpo che mi arricchisce personalmente e professionalmente.

Ma è anche condivisione di esperienza e conoscenza, altrimenti non avrei scelto questo lavoro.

 

 

Raccontaci un aneddoto di uno dei tuoi viaggi

Ne ho tanti sai? Quasi tutti molto fantozziani. Mi viene in mente un fatto accaduto durante un viaggio ad Atene ho fatto con Andrea, mio compagno di vita e di viaggi. Avevamo lasciato l’hotel la mattina, lasciando i bagagli nella hall per fare gli ultimi giri in città prima di ripartire. Ripresi i bagagli prendiamo la metro per raggiungere l’aeroporto e a poche fermate dall’arrivo ci accorgiamo di non avere più il nostro computer. Ricordo che siamo scesi di corsa, io sono rimasta alla panchina della metro con gli occhi lucidi cercando di capire se fosse peggio perdere il computer o il volo mentre Andrea era tornato in hotel alla ricerca del nostro device. Per fortuna, siamo riusciti a prendere il volo con il nostro computer.

Ma te ne potrei raccontare tantissimi di episodi come questo.

Ad esempio al Cairo ci hanno rubato lo smartphone sotto il naso e sempre in Egitto durante lo snorkeling mi sono ferita con un corallo, a Fuerteventura invece sono finita in ospedale dopo un incidente in mare, ma lo ammetto: ricordo sempre tutto con grandi sorrisi!

 

Ringraziamo ancora Sabina per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui

 

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