Turisti per caso: In viaggio con Sara

Turisti per caso: Roads of Words

Abbiamo intervistato oggi Sara, autrice del blog Roadsofwords, che ci ha raccontato di come è nata l’idea per questo progetto, dei suoi viaggi e delle sue idee sul travel.

Raccontaci un po’ di te e del tuo blog

Di me non so mai che dire… Mi chiamo Sara, ho 22, abito in provincia di Roma, abbastanza vicino da poter conoscere meglio Roma della mia città.

Sono cresciuta viaggiando, e i luoghi che ho raggiunto, più o meno lontani che fossero, hanno piano piano aiutato la bambina che ero a capire che esistono tante realtà diverse che probabilmente non conosceremo mai alla perfezione, hanno dato forma in me al senso di appartenenza a quelli che negli anni diventavano “i miei luoghi”, luoghi che conoscevo nel quotidiano e che ho avuto la possibilità di conoscere sempre più a fondo.

Il mio blog è nato mentre mi trovavo ad Atene. Mi è sempre venuto naturale scrivere, e quella città mi aveva colpito, in un solo giorno era riuscita a farmi capire chi fosse e al tempo stesso a lasciarmi quella voglia di perdermi nel suo mistero. Così ho scritto il mio primo “articolo”. Da lì, sotto la cura attenta della mia amica – che è diventata da quel giorno la mia “manager” –, ho iniziato a portare avanti questo progetto, senza grandi ambizioni, solo con l’idea di mostrare come avevo vissuto quei luoghi, perché sono convinta che ognuno abbia un modo unico di scoprire, ma magari condividendo si riesce a scoprire di più.

 

 

Cosa ne pensi del viaggio come esperienza?

Secondo me la nostra vita si può riassumere nei momenti che ricordiamo e in quelli che non ricordiamo ma che ci hanno comunque formato e definito. In questo senso, ogni giorno può portare un’esperienza da ricordare o da far depositare in ciò che siamo. In un viaggio questa possibilità di moltiplica all’infinito, perché i nostri sensi sono come risvegliati dalla quantità di “novità” che incontriamo. È come se iniziasse una nuova stagione, nel momento di passaggio tra inverno e primavera, o tra estate e autunno, quando ci si accorge di essere davanti a qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo ormai abituati. Siamo più recettivi, più attenti, più attivi. E questo percepire “cose diverse” ci da la possibilità di arrivare a pensieri che nel nostro quotidiano magari non sarebbero mai raggiunti. L’esperienza è fatta sia di una parte attiva che di una parte più contemplativa, e probabilmente è questa parte contemplativa che manca nella vita “statica” che separa un viaggio dall’altro.

In un libro di Kapuściński, in cui parlava del primo reporter della storia, Erodoto, ho ritrovato un passaggio che diceva: “Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo e non finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e praticamente non finisce mai, dato che il nastro della memoria continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati”.

Però non credo che viaggiare voglia dire semplicemente allontanarsi dalla quotidianità, dal luogo in cui si vive. Quando si dice di “fare della propria vita un viaggio”, non credo che l’unico modo per realizzare questo ideale sia essere sempre in movimento, ma piuttosto tenere accesa ogni giorno quell’attenzione e quella percettività che ci accompagnano durante un viaggio, perché le giornate non sono mai uguali e basta un po’ di attenzione in più per accorgersene. Il viaggio è sicuramente una di quelle esperienze che ci permettono di affermarci nella nostra unicità, perché ogni luogo reagisce in modo diverso con tutte le persone che lo vivono e che lo attraversano. Ma probabilmente non lo metterei al di sopra di altre esperienze che si possono vivere nel quotidiano. Viaggiare ci permette di conoscere il mondo che abitiamo, e per me è impensabile che la mia vita trascorra senza che io abbia visto con i miei occhi quello che mi sta accanto, ignorando che altre realtà stiano esistendo nello stesso momento in cui sta esistendo la mia quotidianità. Ma allo stesso tempo non credo nemmeno che arrivare dall’altra parte del mondo valga più che scoprire un nuovo scorcio della mia città o di leggere un libro che mi porti nuovi pensieri o di ammirare un bel quadro o conoscere la storia di qualcuno.  

Fare della mia vita un viaggio è il mio più grande desiderio, e sto iniziando a capire di giorno in giorno che non dovrò per forza scappare da un luogo a un altro per poter un giorno guardarmi indietro senza rimpianti.

 

 

Qual è il posto più bello che tu abbia mai visitato? Perché?

Questa è una domanda a cui non so se saprò mai dare una risposta. Ogni posto che ho visitato mi ha colpito per la sua bellezza. Poi tutto dipende da cosa si intende per bellezza. Per me “bello” credo sia qualcosa di unico, di “tipico”, riconoscibile e al tempo stesso irripetibile.  Mi vengono in mente tantissimi posti, ognuno bello per un motivo diverso. Mi vengono in mente i boschi delle Dolomiti, con i ruscelli limpidi e gli alberi verde scuro. Mi viene in mente Parigi, così elegante e con quei colori che stanno così bene col tramonto. Mi viene in mente l’Irlanda e quelle scogliere da cui si vede un orizzonte più lontano. Mi viene in mente la Grecia, le vie caotiche di Atene e il bianco dei muri delle isole.

Ma se devo pensare a un posto bello, semplicemente bello, che ha nella sua bellezza la sua più peculiare caratteristica, allora è più facile scegliere. Tante città colpiscono per gli odori, per gli scorci caratteristici, per la loro diversità, per la modernità o per la loro antichità. Ma Venezia, Venezia rimane impressa per la sua Bellezza. La sua storia, le sue tradizioni… sono parti importantissime della sua identità, ma vengono facilmente soppiantate da quella bellezza da togliere il fiato, quella bellezza senza tempo e senza storia. Bella alla vista di tutti quei riflessi che colorano l’acqua dei canali di una luce diversa a ogni ora del giorno. Bella con quelle viuzze strette e basse, che si affacciano sugli interni dalle luci calde, bella con quei ponti tutti uguali e tutti diversi. Non so dire cosa renda Venezia così bella ai miei occhi, ma probabilmente ha a che fare con quella dimensione pittoresca che pervade ogni suo angolo.

Poi chissà, magari in futuro il posto più bello che io abbia mai visto cambierà, perché in fondo se pensassi di aver già trovato il posto più bello del mondo la mia voglia di viaggiare perderebbe un po’ del suo senso.

 

 

Preferisci viaggiare da sola o in compagnia?

Ho sempre viaggiato in compagnia, prima con i miei genitori, poi con persone con cui sapevo avrei potuto condividere quell’esperienza in modo tale da poter vivere il viaggio come piace a me. L’idea di partire da sola mi è sempre piaciuta molto, anche se sono consapevole che molte situazioni mi metterebbero in difficoltà, ma questa è solo una motivazione che mi invoglia di più a provare.

Cosa ne pensi del turismo sostenibile?

Se c’è una cosa che non sopporto mentre sono in viaggio è il “turista stereotipato”, quello che gira fissando la cartina e alzando lo sguardo solo quando arriva davanti al monumento famoso. Viaggiare significa scoprire l’altro luogo, e il luogo è formato si dal monumento, ma soprattutto dalle persone, dalla cultura e dalle tradizioni che quel luogo lo abitano, che hanno vissuto la storia che ha portato alla costruzione di quel monumento, perché senza persone nessuna città sarebbe stata costruita, nessun luogo sarebbe stato raggiunto. Ignorare questa realtà durante il viaggio rende il viaggio stesso privo di senso, simile a un pomeriggio passato davanti la tv. Cercare di viaggiare in modo sostenibile è sicuramente più difficile, porta a farsi domande in ogni situazione, perché mette in crisi le certezze della nostra società e ci porta a relativizzare ogni nostra azione, a chiederci se una stessa situazione sia interpretabile allo stesso modo. Ma senza queste domande appunto non ci sarebbe scoperta e si perderebbe secondo me il senso stesso del viaggio.

 

 

Dove sarà il tuo prossimo viaggio?

Dopo l’estate solitamente i miei viaggi sono meno di scoperta e più di “fuga”, un momento di pausa dai ritmi frenetici della quotidianità, un’occasione per ritrovarmi e ritrovare un rapporto più autentico e “nostro” con la persona con cui parto. A breve ho in programma una visita a Ferrara. Non ho molte idee su questa città, non so che aspettarmi, non ho nessuna immagine da ricollegare al nome e probabilmente non vorrò averne prima della partenza. Sono molto curiosa in effetti, forse è la prima volta che parto senza avere idea di cosa troverò. E questo lo rende una scoperta quanto un luogo più lontano. Mi ricollego al discorso di sopra, tutto può essere un viaggio. Ci sono una serie di nuove esperienze che accompagneranno questa visita che me lo rendono molto interessante a livello di scoperte che potrebbero arrivarmi. Anche il fatto di partire un po’ alla cieca è un tentativo nuovo per me che tendo a voler seguire un programma abbastanza dettagliato. In fondo devo ancora capire il mio modo di conoscere un luogo, e mi lascio sempre la possibilità di evolvere, quindi chissà.

 

Ringraziamo ancora Sara per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui

 

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