Racconti in valigia: viaggiare vuol dire tornare a casa “cambiati”

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Oggi il panda ha il piacere di intervistare Francesco e Virginia, due giovani che amano condividere il loro punto vista sul mondo su Sequestoèunblog

Raccontatemi qualcosa su di voi e su come nasce il vostro blog:

Francesco: “Se questo è un blog” nasce dal bisogno di avere uno spazio tutto nostro in cui poter scrivere e poter condividere idee e riflessioni con il mondo esterno. Una passione, quella per la scrittura, sviluppata già sui social, Facebook e Twitter, in cui i nostri post hanno sempre riscosso un discreto interesse tra i follower e, ancora prima, nel nostro micromondo, dal “locale” giornalino scolastico al privato diario segreto. Quando abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio virtuale di parole, lavoravo presso una ONG per i diritti umani, con una laurea in Giurisprudenza in tasca; oggi, invece, sono un consulente finanziario. Nonostante siano due ambiti completamente diversi, entrambi mi hanno spesso offerto spunti di riflessione, essendo quotidianamente a contatto con le persone.

Virginia: Nel 2016 scrissi un post su Facebook, un piccolo scritto sul modo di parlare dei siciliani, che, con mio enorme stupore, raggiunse decine di migliaia di reazioni, lo vidi condiviso e copincollato ovunque. In quel momento mi resi conto che quelle parole vagavano in modo fluido senza più una fonte e un’identità. Fu lì che avvertii la necessità di dare una “casa” ai miei scritti. Ne parlai con Francesco, che aveva questa mia stessa passione, e ne fu subito entusiasta. In quel periodo ero una studentessa specialistica di Psicologia Clinica dell’Università di Pisa; oggi mi ritrovo immersa nell’infinito e avventuroso percorso dei tirocini post-lauream.

“Se questo è un blog” è uno spazio nostro ma libero e partecipativo, talvolta abbiamo anche ospitato “pezzi”altrui, con un’impronta indubbiamente votata alla riflessione sulla politica e l’attualità, sul costume e la psicologia. Al momento abbiamo scritto circa 200 post/articoli, con un ritmo variabile, visti gli impegni lavorativi che spesso non ci concedono il tempo e la giusta concentrazione, e con un discreto successo di “pubblico”.

Un “viaggio”  arricchisce di più rispetto ad una “vacanza”?

Certamente. Riteniamo infatti che il viaggio permetta una maggiore acquisizione di informazioni, immagini, sensazioni e storie di luoghi che non avevamo mai esplorato prima o che abbiamo ri-esplorato con nuovi occhi. La vacanza, invece, è totale evasione dalla quotidianità. Si può andare in vacanza anche nella dimora di villeggiatura a pochi chilometri da casa. Tuttavia, è anche vero che può esserci il viaggio nella vacanza, dipende infatti dall’interesse che si ha nell’esplorare un luogo. Noi, nelle nostre piccole e brevi “vacanze” abbiamo provato spesso a inserire il “viaggio”, esplorando la località e immergendoci pienamente nel contesto, tornando a casa arricchiti dei suoni, dei sapori, degli odori e delle storie del luogo. Con le nostre fotocamere e videocamere, poi, abbiamo provato a ritrarre le località, non solo dal punto di vista artistico e architettonico, ma anche dal punto di vista popolare e culturale. Infine, si può intraprendere un viaggio anche nello stesso luogo in cui si vive; infatti, abbiamo realizzato un video sulla città di Pisa (la città in cui abitiamo da 10 anni ormai), ritraendola sotto varie sfaccettature, e per noi è stato un vero e proprio viaggio che ci ha permesso di scoprire nuovi aspetti di questa meravigliosa città toscana (che non è solo la città della Torre); abbiamo girato e montato anche vari video sulla nostra amata Sicilia, anche in questo caso immortalandola e ritraendola da più punti di vista, provando a far arrivare dalle immagini anche i sapori e gli odori dei nostri luoghi, quelli del Val di Noto (in provincia di Siracusa). Non possiamo non citare in questo caso, anche le architetture e i sapori di Barcellona, che raccontano la cultura mediterranea che abbiamo spesso ritrovato nei quartieri delle nostre città del Sud, da Napoli a Catania.

Quali elementi deve avere un viaggio per essere considerato “consapevole”?

Crediamo che un viaggio consapevole dipenda da più fattori: dall’interesse e dal rispetto che si ha per il luogo da scoprire, e da una predisposizione interiore in cui si è nel “qui ed ora” lasciando a casa i problemi, le abitudini e l’apatia. Inoltre, il viaggio può diventare consapevole, quando al suo ritorno si è un po’ diversi (nel senso di cresciuti e arricchiti) rispetto a prima della partenza; come quando si legge un libro, conclusa l’ultima pagina ci sentiamo cambiati e “rinnovati”. A tal proposito, ci torna inevitabilmente in mente la Polonia e la visita al campo di Auschwitz.

Qual è il viaggio che vi ha cambiato maggiormente?

I viaggi che forse ci hanno cambiati maggiormente sono tre. Il primo ci ha visti a bordo di un treno che dalla Sicilia ci portava in Toscana per intraprendere il percorso universitario e quindi l’inizio della nostra vita lontano dalla famiglia e dalla terra d’origine; viaggio che dura ancora, tanto che oggi questa terra è quasi casa. Il secondo ci ha visti a bordo del bateau-mouche, in cima alla torre Eiffel e tra le vie di un’innevata Parigi. Alla partenza eravamo un gruppo di amici; al ritorno, invece, eravamo una coppia insieme a un gruppo di amici. Il terzo viaggio (il nostro primo viaggio “da soli”) ci ha visti volare verso le sponde del Danubio, tra le inaspettate bellezze di una Budapest che ci ha fatto innamorare dell’Europa dell’Est e del piacere delle piccole e brevi fughe dalla quotidianità.

Per altri interessanti spunti di riflessione vi consigliamo di visitare Sequestoèunblog


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