Racconti in valigia: Roberto Rossi

Racconti in valigia: Roberto Rossi

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Oggi il Panda ha il piacere di intervistare Roberto, autore del sito RobyRossi . Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato?

Ecco per voi la sua ntervista:

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Allora… il mio blog, quando come perché…
quando. Era un calda giornata d’agosto, una settimana prima festeggiavo (si fa per dire) l’ultimo compleanno prima di entrare in modalità 50enne, ci stava un regalo che fosse mio-solomio-tuttomio, cosa di meglio (o di peggio) di un sito/blog attraverso il quale raccontare e raccontarmi? Nasce così www.robyrossi.it

La tua passione per i viaggi come nasce?

Alla tua domanda, Alice, di come nasce la mia passione per i viaggi è necessario che ti accompagni con me indietro di 50anni (il mezzo secolo è ricorrente, come vedi!) per presentarti il mio vecchio, Palmiro, un papà mancato quando ero ancora maledettamente troppo giovane. Con lui la mia sveglia mattutina, da adolescente un po’ ribelle ed irrispettoso delle regole e… degli orari, era leggermente sofferta, rigorosamente cadenzata da immancabili due rituali: primo: giornale radio delle 7,30 diffuso dalla piccola radiolina sinudyne rivestita in pelle nera; secondo: Africa. Africa in che senso, ti chiedi. Africa, il continente nero, non quella che riporta ai Toto, per intenderci. Capitava così. Toc toc alla porta (mio padre era rispettoso e delicato), “Roby è ora” mentre girava la rotellina per accendere la Sinudyne da sempre sintonizzata sul giornaleradio. Metteva a scaldare caffelatte mentre preparava la tavola che trovavo sempre perfettamente uguale, apparecchiata con precisione e ordine. Non trascorreva un minuto dalla mia seduta a tavola che irrompeva, inesorabilmente, l’Africa. Nei suoi racconti, nei suoi ricordi, quelli che lo riportavano ai tempi della grande guerra, quelli che lo vedevano abile cavaliere in quel di Mogadiscio. Immagini che mi arrivavano limpide, colorate e vive, di una terra che era, inevitabilmente, già mia. Giovane, terminati gli studi, parto per incontrarla, per capire, per darmi finalmente la risposta. Ed è stato come tornare per l’ennesima volta, su quella terra dove non avevo mai poggiato un piede, dove le mie orme erano però ben impresse sul terreno. L’ho vissuta, l’ho attraversata, l’ho amata. In moto o con organizzazioni umanitarie, l’Uganda, la Somalia, la Tunisia, il Mali… cos’altro? Il Marocco, l’Egitto, l’Algeria e poi e poi… con itinerari che non vedevano come tappe le località del turismo, ma quelle zone dimenticate, quelle depredate, violentate, massacrate dalla fame brutale di potere, di dominio.
È grazie a lei, all’amore per la mia Africa, che sorge inarrestabile in me la voglia di viaggiare e di scoprire, di conoscere e di capire. Allora attraverso in moto, in solitaria o con a bordo chi, come me, ama questa filosofia, tutta l’Europa, i Balcani, parte dell’Oriente, in percorsi fuori dai classici, dalle mete comuni, che non perdo, ma alle quali non dedico più di tanto.

Come scegli la prossima meta?

L’istinto, il sentimento del momento è quello che mi muove. Poca o nulla programmazione se non quella necessaria per attrezzarmi ad affrontare le eventualità, gli imprevisti. Ma sono viaggi, i miei, che non hanno un percorso definito, piuttosto un tema, l’attualità, le tradizioni, l’umanità. Può essere che sbarco ad Igoumenitsa, in Grecia diretto in Turchia, ma gli eventi di quei giorni parlano di Albania (tappa frequente dei miei viaggi), motivo per il quale giro il manubrio ad occidente ed aggiorno l’itinerario. Insomma, qualcosa che sta all’opposto del viaggio organizzato, uno stile che si avvicina di più al “turista fai da te? Ahiahiahai…”.

Raccontaci del tuo ultimo viaggio in giro per il mondo! 

Lo racconto volentieri e lo consiglio a tutti, in moto come l’ho fatto io, ma anche in auto o, per i più avventurosi, con mezzi pubblici, tra treno, pullman e, perché no, autostop: i Balcani. Parto da Piacenza direzione Trieste dove mi fermo per una notte. La mattina sconfino in terra slovena e, attraverso Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Croazia, Montenegro, entro in territorio kosovaro oltrepassando due confini, quello ufficiale e quello dell’esercito ribelle, con una serie di problematiche che si risolvono con il pagamento di un centinaio di dollari che è sempre bene avere con sé, qualunque parte del mondo si decida di visitare. Proseguo per la splendida Macedonia che precede l’ingresso ad un’altra perla: l’Albania dove si scopre una comunità straordinariamente accogliente e generosa che aiuterebbe chiunque, anche i più convinti, a superare logiche di nazionalismo e sovranismo. Un viaggio di un mese circa, 8mila km su strade in buona parte sconnesse e complicate che rendono l’esperienza ancor più emozionante. Rientro dalla Grecia con traghettata che riporta in terra italiana.
Mille ricordi, mille momenti, mille emozioni e… diecimila scatti. Visi, luoghi, scorci, piatti, sorrisi, grugnì di momenti carichi di stanchezza e chilometri. Bellissimi da ricordare, tutti vissuti, giorno per giorno, istante per istante.
Il viaggio é conoscenza, rapporti, sensazioni. Il viaggio è vita.

Vi ricordiamo che, se volete contattare Roberto o volete seguire le sue avventure, potete trovare il loro sito  qui 


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