Racconti in valigia: Il turismo responsabile per Fabio

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Oggi in panda ha il piacere di intervistare Fabio Manzione, agronomo, attento alla salvaguardia ambientale e autore del blog omonimo, in cui condivide pensieri, consigli ed esperienze.

Raccontami qualcosa di te e di come nasce il tuo blog;

Sono un agronomo, appassionato di problematiche ambientali e bibliomaniaco con l’inguaribile vizio di credere che sia ancora possibile trovare “semi di saggezza” che possano contribuire ad una formazione culturale, sentimentale, estetica, artistica, psicologica, filosofica, intellettuale, spirituale secondo me indispensabile per vivere in pace con noi stessi e con la Natura.

A questo scopo nel 2009, insieme al mio amico Sergio (webmaster del sito https://www.youtube.com/user/galassiser/) ho deciso di creare il mio blog (http://www.fabiomanzione.it) inserendo in esso notizie e approfondimenti oltre che sulle tematiche che mi hanno coinvolto professionalmente (agricoltura, ambiente, nutrizione, salute, diritti umani) anche sulle attività a me più care (curiosare, leggere, ascoltare, vedere, viaggiare, meditare, scrivere, coltivare).

Qual è il tuo rapporto con il mondo dei viaggi?

Posso dire, con cognizione di causa, che i viaggi sono all’origine di molte vicende della mia famiglia… internazionale. Alla fine dell’Ottocento i miei bisnonni con 7 dei loro 8 figli emigrarono in Brasile in cerca di fortuna; l’unico rimasto in Italia – mio nonno – ufficiale durante la Grande Guerra, dopo aver combattuto sul fronte del Carso, fu inviato con il suo battaglione in Belgio, dove conobbe mia nonna Madeleine. Tornati in Italia per le nozze, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, partirono per l’Etiopia con i loro 5 figli: mio nonno preso prigioniero dagli Inglesi, scontò 6 anni di prigionia in India mentre mio padre restò in Eritrea e mia nonna con gli altri 4 figli minorenni circumnavigò l’Africa prima di poter rientrare in Italia. Alla fine della guerra mio padre fu assunto dalla linea aerea americana TWA e in uno dei suoi viaggi in Spagna conobbe mia madre, Maria Isabel. Ed anche nella famiglia di mia moglie non mancano scalatori, guide alpine, viaggiatori, scienziati che hanno girato il mondo inseguendo le loro passioni…

E poi sono sicuro che anche i viaggi che ho avuto la fortuna di fare fin da piccolo con i miei (mia sorella ed io abbiamo avuto i biglietti gratuiti fino a 18 anni) e che ci hanno dato modo di visitare tanti Paesi (Svizzera, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, U.S.A., Messico, Guatemala, Egitto, Libano, Siria, Grecia, Belgio, Brasile) hanno lasciato qualche traccia indelebile nel mio Dna che cerco di trasmettere come un virus “buono” (naturalmente… visti i tempi) ai miei lettori.

Che cosa significa per te “turismo responsabile” e come si può applicare la definizione alla pratica?

Con queste premesse e per il fatto che grazie ai miei genitori ho avuto modo di visitare molti di questi Paesi in tempi – parlo degli anni ’60, ’70 e ’80 in cui il turismo non aveva ancora i connotati odierni del business commerciale – e con modalità di autorganizzazione del viaggio (allora ancora possibile, malgrado l’assenza di personal computer, cellulari, internet, social media, ecc.)  ispirate ad avere un “contatto conoscitivo immersivo” con i luoghi e le persone che incontravamo, non posso concepire un turismo che non sia “responsabile”.

Sostenibile verso l’ambiente, solidale verso le popolazioni, rispettoso delle loro culture, consapevole che i viaggi che facciamo contribuiscono alla nostra crescita personale che non deve mai andare a discapito di quella altrui.

Quale civiltà vorresti conoscere nei tuoi futuri viaggi?

La nostra vita è un viaggio sempre nuovo, difficile ma meraviglioso. Andare avanti, giorno dopo giorno. La nostra vita ha un senso: sta a noi scoprirlo percorrendo nuove strade. Ma non sono strade a senso unico. Spesso si sbaglia direzione ma si può sempre tornare indietro, svoltare ad un bivio, fermarsi un po’ a riflettere, guardarsi intorno per orientarsi meglio, consultare una mappa, rivolgersi a qualcuno per un consiglio, portare con sé uno strumento per “fare il punto”, usare il sole e le stelle per ritracciare la nostra rotta.

Il senso di questo nostro camminare non si trova subito né tanto meno per sempre: ogni tanto ti accorgi di avere imparato una lezione e spesso sono quelle più dolorose che ti impongono di cambiare strada. Le strade della vita sono tante, misteriose, sorprendenti, educative, ma sempre affascinanti: se non fossero così sarebbero sempre vuote, nessuno le percorrerebbe.

Quelle che ho percorso finora, inseguendo i miei sogni e la mia natura, mi hanno insegnato anche a cercare l’equilibrio, la fiducia, la sincerità, la riflessione.

Il concetto di “civiltà” (spesso contrapposto tra individui e popoli diversi, in lotta per affermare la superiorità della propria Civiltà a scapito di quella altrui) è stato anche usato per giustificare la distruzione della Natura “selvaggia”, svelando così l’incoerenza del genere umano di fregiarsi del nome specifico di “Homo sapiens sapiens” e di incamminarsi su una strada che ci ha portato al baratro che stiamo vivendo in questi giorni.

Forse proprio questo “viaggio allucinante” che stiamo facendo tutti insieme, chiusi nelle nostre case, ci porterà a scoprire, conoscere e “coltivare” nuove forme di solidarietà, di creatività più fertile: una civiltà comune più condivisa, meno diseguale e conflittuale, più giusta, più umana insomma.


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