Racconti in valigia: “Cucinare è come amare, o ci si abbandona completamente o si rinuncia”

Racconti in valigia: “Cucinare è come amare, o ci si abbandona completamente o si rinuncia”

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Oggi il panda ha piacere di intervistare Valentina, amante della cucina e autrice del blog Non di solo pane

Parlami un po’ di te e di come nasce il tuo blog

La mia esperienza nasce con il mio primo blog Leivinvita, aperto per l’associazione del paese in cui vivo, che doveva essere scritto a più mani ma che poi è diventato sempre più mio perché nessun altro mi ha affiancato e strada facendo mi è stato difficile non cadere nel personale.

Dopo qualche anno decido di lasciare l’associazione e quindi di non scrivere più ma, visto che la vita è un continuo concatenarsi di eventi solo apparentemente casuali, ricevo la proposta da parte di Molino Grassi, che avevo avuto modo di conoscere tramite la precedente esperienza, di gestire il loro blog di ricette.

La collaborazione è cessata dopo qualche anno, ma il blog è stato lasciato a me.

Ora è fermo da parecchio, un po’ perché ho poco tempo per aggiornarlo e un po’ perché con l’avvento dei social le persone seguono molto meno questi diari personali corredati di ricette. Inoltre ce ne sono davvero tanti, troppi oserei dire.

Come nasce la tua passione per l’enogastronomia?

Cucinare per me è guardare, toccare, annusare ed assaggiare…gli ingredienti non aspettano altro che qualcuno dia loro una forma, per diventare qualcosa di unico, qualcosa in grado di suscitare emozioni. E poi chiudere gli occhi ed immaginare, come starebbe un ingrediente con un altro, combinare mentalmente i sapori e sapere già come sarà il piatto quando prende vita.

La mia passione direi che è cominciata fin da bambina, ricordo ancora quando ad 11 anni vinsi la mia prima gara di cucina. Ma io credo che alcune passioni affondino le loro radici ancora più profondamente, nella storia di famiglia, che vengano in realtà ereditate insieme ai geni. E’ l’unica spiegazione, visto che ci sono tante eccellenze in campo culinario tra nonna, zie e prozie ma la mia mamma non rientra nella categoria e la mia esperienza probabilmente è incominciata proprio perché in casa c’era un posto vacante in cucina, da autodidatta, con il solo aiuto di una collana di tre libri, dall’antipasto al dolce con tecniche di base e fotografie, che ho sfogliato tanto da consumarli.

Mi dispiace solo di non aver potuto apprendere l’arte di famiglia con qualcuno accanto che mi insegnasse, perchè c’è poco da fare, per alcune cose è indispensabile poter vedere come si fa, senza contare l’importanza di portare avanti una cultura ed un patrimonio che non deve andare perso.

 Cosa significa o ha significato per te viaggiare?

Da bambina ho viaggiato molto con i miei genitori, in camper. Uno degli aspetti che amavo di più era quello di potermi portare più belli, era di poter portare un pezzo della mia casa con me, come una chiocciola, in ogni parte del mondo. Ogni giorno vivevamo esperienze diverse, si scoprivano nuovi luoghi, ma allo stesso tempo sentivo la sicurezza di un posto familiare.

Credo che per un bambino sia molto importante, anche se il nostro camper era ben lontano da avere tale forma di comfort ed innovazione che hanno raggiunto quelli moderni, ma anche questo è stato educativo, ho imparato ad adeguarmi e a fare a meno delle comodità, seppur per un breve periodo.

Il bello di viaggiare in camper poi è proprio che non esiste una destinazione vera e propria perché la meta è tutto il viaggio. Si può scegliere l’itinerario di giorno in giorno in base a ciò che si trova durante gli spostamenti.

Anche quando poi sono diventata adulta ho fatto altri viaggi in camper con il mio compagno, perfino il viaggio di nozze! Sarà che amo la libertà e quindi il viaggio on the road per me è perfetto.

Da quando sono nate le mie figlie però viaggio poco purtroppo, anche se adesso sono grandi.

Negli ultimi anni mi sono appassionata a questo modo di viaggiare “lento” che mi permette di godere appieno, non solo i colori, ma anche i profumi e i rumori della natura e di ciò che mi circonda, e notare quei particolari che con altri mezzi sfreccerebbero via veloci. Esco in bici molto spesso per esplorare il nostro bellissimo territorio di Liguria, mari e monti, e quando mi è possibile carico la bici in macchina per andare a esplorare nuovi posti.

Ti ispiri mai a culture culinarie differenti dalla tua per sperimentare nuove ricette?

Amo sperimentare nuovi sapori e ho sempre cucinato in modo poco “tradizionale” a casa, basta pensare che uno dei piatti che mi chiedono a gran voce con una certa frequenza sono le fajitas!

Grazie Valentina per averci raccontato la tua visione di cucina e di viaggio!

Se volete saperne di più su di lei e sulle sue ricette, potete trovare il suo blog qui!


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