Racconti in valigia: Alla scoperta della Cambogia, un paese genuinamente ospitale

Racconti in valigia: Alla scoperta della Cambogia, un paese genuinamente ospitale

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Oggi il Panda ha intervistato per voi Federica, autrice del blog In Solitaria nel quale racconta ai suoi lettori la sua storia e le sue esperienze di viaggio. Abbiamo chiesto a Federica se ci fosse stato un paese che l’ha affascinata in modo particolare, e lei ha riposto senza dubbio la Cambogia, il suo primo viaggio in solitaria. In questa intervista ci ha portato alla scoperta di questo Paese, della sua cultura e popolazione, ma anche dei “solo-travels”. Curiosi?

Ecco a voi le sue parole:

Ci racconti un pò di lei e di come nasce il suo blog;

Il blog nasce per divertimento. Non sono una scrittrice (ne’ ho ambizioni a diventarlo); sono un’insegnante di inglese alle scuole medie. Quindi non mi era mai passato per la testa di riportare per iscritto esperienze tanto personali, ne’ tantomeno che qualcuno fosse interessato a leggerle o, addirittura, che le trovasse utili. Il primo articolo pubblicato e’ stato nel 2014 su richiesta di un altro blog di viaggi molto famoso, al rientro dal mio primo viaggio in solitaria. E’ stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita e mi sono sentita di raccontarla. All’articolo sono seguiti numerosi messaggi personali di lettori; chi aveva fatto viaggi simili diceva di identificarsi molto in quello che scrivevo, chi invece non aveva mai provato l’esperienza in solitaria mi confessava di sentirsi affascinato o motivato dalle mie parole.

 Il tuo primo viaggio da sola è stato in direzione Cambogia. Come hai scelto questa meta?

La scelta della Cambogia nasce per una curiosità molto forte verso questo paese, in seguito a molte letture, soprattutto attraverso le descrizioni nei testi di Tiziano Terzani. Ma la prima volta che il nome ha fatto capolino fu quando mi e’ stata suggerita da una persona che vi era stata, la quale pensava che “fosse il paese adatto a me!”. Ammetto di non aver capito subito cosa intendesse. Sono dovuta andare lì per comprendere e essere d’accordo con questa supposizione. Da anni poi sentivo l’esigenza di fare un viaggio da sola ed il 2014 e’ stato un anno di transizione verso un capitolo nuovo della mia vita. Ci sono stati cambiamenti lavorativi, un rientro in patria dopo 9 anni all’estero. Un vero e proprio cambio di rotta. Il viaggio in solitaria e’ stata l’occasione per creare spazio dentro di me e capire che stavo andando nella direzione giusta.

Cosa ti ha affascinato di più di questo luogo? Come definiresti la popolazione locale?

Tante sono le immagini che porto negli occhi, altrettante le sensazioni che hanno contribuito a rendere questo posto e questa esperienza come unica e indimenticabili. Piu’ che i luoghi sono state le persone che ho incontrato che hanno sigillato la Cambogia nel mio cuore. I Cambogiani sono un popolo mite, rispettoso, ma anche aperto all’incontro con l’altro e genuinamente ospitale. In ogni strada, in ogni ristorante ho trovato persone desiderose di conoscermi e di raccontarmi della loro cultura, nonche’ pronte ad aiutarmi in modo del tutto disinteressato. Per esempio quando mi sono trovata ai piedi di una salita spaccaossa con lo zaino in spalla a cercare l’ostello dove avrei alloggiato, che si trovava circa a meta’ del percorso, un ragazzo cambogiano si e’ offerto di darmi un passaggio con il suo scooter senza voler nessun tipo di pagamento in cambio.

Ci sono poi dei luoghi che hanno creato la magia; primo su tutti il complesso archeologico di Ankgor Wat, che avevo sempre ammirato e sognato attraverso i vari blog disponibili online. Ecco, nemmeno le milioni di foto che avevo visto mi hanno preparato all’emozione di camminare tra i sentieri del parco e trovarmi di fronte alla sua imponenza.

Ma il posto che ho amato piu’ in assoluto e’ Kampot, nel profondo sud. Sperso nella campagna cambogiana, questo villaggio conosciuto per le saline e le piantagioni di pepe mi ha messo in contatto con la vera essenza della Cambogia. Tramonti interminabili sul fiume, una campagna verdissima e rigogliosa, montagne carsiche a corollario e le notti stellatissime al suono di mille grilli. Una vita dai ritmi lenti, scanditi dalle battute della Natura. Questa ultima parte del viaggio ha concluso la mia ricerca personale.

Ci consiglieresti 3 luoghi da visitare ed un piatto tipico da assaggiare?

Tutti i viaggiatori che vanno in Cambogia hanno in mente, come ho gia’ detto, Angkor Wat. Ed e’ sicuramente una meta che anche io consiglio. Essendo la destinazione di grido, bisogna essere pronti a trovare orde di turisti, ma per fortuna sono tanti i templi del complesso protetti dall’UNESCO grazie ai quali si puo’ facilmente rifuggire dalla calca.

La seconda esperienza da fare per vivere sulla pelle la vera Cambogia e’ prendere una imbarcazione da Siem Reap verso la citta’ di Battambang. In molti vi scoraggeranno nel fare questa scelta perche’ il viaggio dura fino a 9 ore, il battello e’ molto scomodo e rumoroso e l’odore di gasolio che emana non rende queste ore piu’ facili. Ma tutto questo non deve farvi desistere. Durante il tragitto passerete attraverso numerosi villaggi sul fiume e potrete godere di una vista privilegiata sulla vita autentica di famiglie cambogiane, lavoratori, pescatori, bambini. E verrete ripagati della fatica.

In ultimo, tappa imprescindibile e’ Phnom Pehn. La citta’ e’ una tipica capitale del Sud Est Asiatico, caotica, rumorosa e sporca. Direi che non e’ tanto per la citta’ che si sceglie di andare a Phnom Penh, quanto perche’ al suo interno troverete due musei importantissimi che raccontano al mondo delle atrocita’ subite dalla popolazione durante la dittatura dei Khmer Rossi. Sono luoghi dolorosi da affrontare, ma fondamentali per prendere coscienza di fatti storici dei quali si ha solo una vaga idea. Il modo delicato, seppur schietto, in cui questi musei raccontano una storia tanto tragica conferma l’indole mite, non vendicativa di un popolo che poggia le basi della sua cultura sul Buddismo Theravada.

Per conoscere bene questo popolo, proprio a Battambang ho fatto un corso di cucina di una giornata. E’ stata un’esperienza unica che mi ha permesso di conoscere la cucina khmer che e’ parte integrante dell’essere cambogiano. I cambogiani sono un popolo a cui piace mangiare; sembra che mangiare sia una delle attivita’ piu’ ricorrenti a qualsiasi ora della giornata. Non solo rifocillarsi, ma farlo in compagnia, con gusto e condivisione. Durante il corso si viene prima portati a fare il tour del mercato, dove vengono acquistati gli ingredienti che poi comporranno i piatti cucinati. Ecco, i mercati sono luoghi fondamentali per entrare direttamente nella cultura di un altro popolo e capirla un po’ di piu’. Per esempio, ho imparato che in cucina non si butta niente e si recicla tutto, come le foglie di banana che vengono modellati a forma di cestino per contenere le pietanze, come nel Fish Amok un piatto a base di pesce speziato e cotto a vapore nelle foglie di banane. Sicuramente un piatto tipico da provare!

Viaggiare da sole: come cambia il viaggio quando si è da soli? Quali sono i vantaggi e quali sono invece gli accorgimenti da avere?

In effetti e’ tutto un altro modo di viaggiare. Ogni viaggio, anche in solitaria, e’ unico a se stesso e dipende un po’ dal tipo di viaggiatore che uno e’. Per esempio, questo viaggio e’ stato del tutto improvvisato e “spontaneo”. A parte prenotare le prime due notti, il resto dell’itinerario si e’ sviluppato senza una vera e propria tabella di marcia. Diciamo che mi sono basata sulle sensazioni che nascevano spontanee in me. Se un luogo non risuonava molto con il mio battito allora cambiavo direzione; se invece scattava tra me e la citta’ scelta la chimica allora mi trattenevo piu’ a lungo. Avendo un mese a disposizione, ho avuto il privilegio di modulare il passo secondo le mie esigenze, senza preoccuparmi di scendere a compromessi con nessuno. Direi che questo e’ forse il vantaggio principale: essere autonomi e avere le redini in mano. Il privilegio e’ proprio quello di avere a disposizione il tempo. E io sono dell’avviso che il viaggio e’ il tempo che si passa a contatto con la cultura nuova, non tanto i chilometri macinati o le distanze percorse. L’altro aspetto per il quale, se posso, scelgo viaggi in solitaria, e’ comunque legato allo spazio, ma quello interiore. Che si dilata. Essere da soli apre varchi tra se’ e gli altri. In questo senso l’io si “dilata” per incontrare l’altro. Se sono gia’ in compagnia, trovo che mi rimanga piu’ difficile creare occasioni di contatto.

Per quanto riguarda gli accorgimenti, direi che quando si fanno i bagagli non bisogna dimenticare di portare con se’ una dose di buon senso. Si’, forse ci si aspetterebbe di ricevere consigli arguti, ma la verita’ e’ che un viaggio in solitaria non differisce molto da un viaggio in compagnia. Evitare situazioni ambigue, non andare in giro da soli di notte sono accorgimenti che vanno bene per qualsiasi vacanze. E la verita’ e’ che viaggiare da sole in Sud Est Asiatico e’ davvero facile e per niente pericoloso. Anzi, direi proprio che se ci sono ragazze che ancora non si sentono pronte per un viaggio in solitaria di scegliere come prima volta un qualsiasi paese del sud est asiatico.

Grazie Federica per averci raccontato di te e  per averci portato alla scoperta del tuo viaggio, fornendoci dei preziosi consigli per quando ci andremo! Il Panda già prepara la valigia!

Vi ricordiamo che tutte le foto che vedete sono tratte proprio dal suo blog e dalle sue esperienze. Federica ha inoltre pubblicato in seguito a questo viaggio un libro, intitolato “Cambogia – diario di un viaggio in solitaria”, nel quale potrete trovare maggiori dettagli su questo paese e sulla sua avventura lì.

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sui suoi viaggi,  o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.


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