Racconti in valigia: 50’000 km in sella, in giro per il mondo!

Racconti in valigia: 50’000 km in sella, in giro per il mondo!

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Iniziamo questa settimana assieme a Davide, autore del blog Davide Tommasin, nel quale racconta le sue avventure e le sue passioni.  Assieme a lui ci siamo immersi nel mondo del cicloturismo e ne siamo davvero rimasti affascinati.

Ecco per voi la sua intervista:

 Raccontaci un pò di te e della tua passione;

Ho iniziato ad andare in bicicletta in maniera più prolungata del “giro spesa in paese” da una decina di anni: giri che mi permettevano di sfogare lo stress lavorativo da ufficio, sedentario e davanti ad un monitor tutto il giorno.

Prima con la MTB, poi incuriosito da un mio amico, ho comprato uno scatto fisso, una bici d strada/pista senza freni e mono marcia. Mi sono innamorato di questo tipo di bici, di questo tipo di pedalata, tant’è che mi sono fatto fare un telaio su misura da una storica bottega di telaisti/artigiani di Padova, la famiglia Faggin. Omai con il “GialloMelone” (così l’ho soprannominato il mio mezzo a due ruote) in diversi anni ho percorso in 5 anni ho percorso più di 50000km anche in ciclo viaggi in solitaria o compagnia che mi hanno visto pedalare in

modalità bikepacking (in autosufficienza, utilizzando sacche, borse sotto sella e da manubrio – anche queste artigianali, fatte e personalizzate da una mia amica di San MArtino del Carso Gorizia – la Lucy di RusjanBag :).)

Come cambia il viaggio, quando viene fatto in bici? Tra le “pedalate” che hai fatto, quale hai preferito e perchè?

Personalmente reputo il ciclo viaggio, un viaggio che ti permette di essere al contatto con l’ambiente che ti circonda, puoi interagire come e quando vuoi, rispetto al classico fatto su quattro ruote, magari organizzato con pulmini in tour, o in macchina (trova un parcheggio, un’area di sosta) con la bici ti puoi permettere di fermarti sul ciglio della strada, goderti il panorama, riposare un attimo, magari scambiare quattro chiacchere con le persone che incroci, o altri ciclisti ciclo viaggiatori, e poi riprendere con il ritmo che vuoi (poi dipende dal

tipo di ciclo viaggio :).

Il primo viaggio veri in bicicletta che ho fatto è stato la Tirana Trieste Aquileia assieme ad altri 3 amici: tutti in scatto fisso, tutti in modalità bikepacking. Abbiamo fatto tutto il sottocosta passando per il Montenegro, Albania, Croazia per arrivare in Friuli Venezia Giulia.

Altro ciclo viaggio (che non è propriamente viaggio, ferie…) ma più una mia personale impresa, nell’ agosto 2014, quando con il GialloMelone ho pedalato da Aquileia alla diga del Vajont e ritorno per 12 ore di fila per un totale di 280/290km : mi sono sentito un pioniere, un

🙂

avventuriero visto che non conoscevo le strade della zona di Erto, Valcellina e dintorni ed ero partito da casa senza il gps, ma solo con un pezzo di carta in cui mi ero segnato la lista di paesi che avrei dovuto passare man mano che pedalavo: anche questo lo reputo un “piccolo viaggio” 

Abbiamo visto che hai fatto anche una gravel race, puoi spiegare meglio ai nostri lettori di cosa si tratta? Ti sei mai trovato in situazioni difficili durante questi tipi di percorsi?

Gravel race non è altro che una gara in bici su sterrato, strade bianche o alternate a tratti su asfalto. E’ una qualche moda che è arrivata da oltre oceano in questi ultimi anni, ma a me fa pensare invece le corse classiche storiche di leggende come Coppi e Bartali, che ai loro tempi scalavano monti e facevano passi su strade bianche, con “cancelli” come biciclette (termine che i ciclisti di oggi utilizzano per definire ironicamente biciclette pesanti, senza tutti gli orpelli tecnologici di oggi, no cambio elettronico, poche marce a disposizione…)

Le gravel race sono tipicamente gare in cui gli organizzatori ti forniscono una traccia (cartacea o gps) qualche giorno o ora prima della partenza (dipende dagli organizzatori): ogni partecipante è responsabile per sè e deve essere autosufficiente in tutto e per tutto (anche per riparazioni della bici lungo il percorso) e ognuno si vive la propria piccola avventura tra i boschi, campagne e panorami.

Ho partecipato alla StoneLust100 che si è svolta tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia: il 26 dicembre, partenza alle 7.00 del mattino, temperatura intorno allo 0, nebbia con visibilità a 10mt che sembrava piovesse. Partenza in “pochi ma buoni”. Abbiamo pedalato tra strade

bianche costiere sopra Trieste, a picco sul mare, inoltrandoci poi in mezzo alla campagna ed ai boschi in slovenia, durante l’arco della giornata in cui il meteo ci ha fatto intravedere un po di raggi di sole che poi si sono trasformati in nuvoloni e pioggi: in mezzo al bosco con diversi centinaia di metri di dislivello ho pedalato in mezzo al fango, su 100km ho bucato 2 volte, dopo i primi 20km e negli utlimi 5km ed avevo SOLO UNA camera d’aria di scorta: la fortuna ha voluto che la seconda era una microforatura e la pressione della gomma ha retto fin quasi al traguardo (naturalmente in salita e su ghiaino) per cui sono ho finito la pedalata camminando e spingendo la bici in salita… ma l’ emozione di essere arrivato alla fine ha superato la fatica e il timore di non farcela: naturalmente nota finale non da poco, tutti i ciclisti ci siamo scaldati con un buon piatto di jota (piatto tipico triestino) e condiviso l’esperienza e commenti sulla gravel race.

In solitaria mi sono trovato a rompere il cambio in mezzo ad un bosco tra Trieste e Slovenia, a 90km da casa, dove il segnale del cellulare non prendeva, e dover destreggiarmi a trovare una soluzione: ero in salita, mi sarebbero mancati un paio di chilometri per scollinare dalla

Slovenia sul versante del italiano e poi riprendere la strada di casa.

Non potevo tornare indietro perchè il primo paese vicino in cui avrei potuto cercare soccorso, supporto era ormai a più di 10km alle mie spalle e sapevo che non c’erano negozi di bici (ed era pure domenica pomeriggio)… il danno alla bici non era roba da poco: il braccetto del

cambio posteriore era finito in mezzo ai raggi storgendo i lamierini e quindi cambio caput. Ho spinto la bici in salita, fino a risucire a scollinare: mi ero detto “meglio tentare 2km in salita, che poi troverò sicuramente discesa dall’altra parte, che tentare cose alternative” e così fu. Al primo centro abitato (di poche anime, ero in zone montane, quindi un po fuori dalla “classica movida” di città :), con un po di manualità e ingegno, una chiave a brugola per far leva e un sasso trovato sul ciglio della strada per ribattere un po i lamierini , sono riuscito a raddrizzare un po il deragliatore quel tanto chè è bastato per riuscire ad utilizzare 2/3 marce su 10 a disposizione (ma ho dovuto pedalare solo con la corona da 52 denti – ed i ciclisti sanno che sono “rapporti per far velocità” quindi duri per le gambe se c’è un po di dislivello… ho pedalato così per gli altri 80/90km che mi separavano da casa. Sono problemi, sono situazioni che fanno crescere se affrontate con testa e positività, senza lasciarsi andare alla paura di non farcela.

 Se dovessi consigliare ai nostri lettori un percorso semplice in bici, per avvicinarsi a questo mondo, quale sarebbe? Quale tipo di preparazione fisica/abbigliamento è necessaria?

Se una persona vuole iniziare a viaggiare in bici, intraprendere dei ciclo viaggi, ci sono tante variabili in gioco. Per quanto riguarda l’allenamento, dipende ovviamente dal tipo di strade e di chilometraggio totale e dal tempo a disposizione. Sicuramente nelle deve avere per lo meno qualche migliaio di chilometri (dilatati, spalmati ovviamente in più giorni, mesi ma con uscite costanti – 2/3 o 4 alla settimana anche solo per 40/50/60km) per sapere, per avere quell’esperienza minima, per comprendere cosa significa “iniziare a pedalare”.

Oggi giorno ormai vedo tanti turisti, ciclisti giovani, più avanti con l’età, famigliole con bimbi al seguito su carrellini, che per esempio dall’Austria scendono fino al mare passando da Aquileia fino a Grado, utilizzando la bella ciclovia Alpe Adria che parte da Salisburgo e per

l’appunto arriva fino da me (vivo ad Aquileia – centro storico, snodo commerciale e portuale nell’epoca dell’antica roma: quest’anno cadono i 2200 anni dalla sua fondazione) ed utilizzando bici con pedalata assistita.

Il discorso organizzativo è troppo ampio per descriverlo in pochi paragrafi (ci vorrebbero dei seminari ad hoc o un’enciclopedia in merito :D) Proverò a dare i concetti base (per la mia esperienza) Per chi vuole intraprendere il suo primo cicloviaggio, dipende dal tipo di viaggio che vuole intraprendere, se meno avventuriero, ma più ponderato, il mio consiglio è prima di partire, come per i viaggi classici, cercare di pianificare prima della partenza il percorso: voglio arrivare da A a B ed ho N giorni a disposizione, cerco di capire come frammentare le tappe e far rientrarle nelle tempistiche che ho a disposizione: non da sottovalutare anche i dislivelli. Qui entrano in gioco le App come per esempio STRAVA (applicazione per registrare le attività sportive, percorsi, tempi e statistiche) e che fornisce anche la possibilità di

tracciare i propri percorsi per verificare per l’appunto la strada, i dislivelli e un tempo stimato di percorrenza.

Per quanto riguarda abbigliamento e bagagli, dipende anche qui da diversi fattori, chi preferisce montare portapacchi anteriore e posteriore sulla propria bici per poi attaccarci le sacche da viaggio e c’è chi preferisce (come il sottoscritto) viaggiare in modalità bikepacking, ovvero le sacche sono disposte sul telaio della bicicletta in maniera da rendere il mezzo + bagagli in maniera areodinamica (sacca da manubrio, sacca sotto sella, e sacche che con straps, velcro e fettucce si attaccano nella parte centrale del telaio sopra i portaborracce.

🙂

Per quanto riguarda l’abbigliamento e lo stoccaggio degli stessi dentro le borse, direi che vale il metodo di “faccio lo zaino per un’escursione in montagna”: vestirsi a cipolla, consiglio con materiale tecnico e traspirante, utilizzare sacchetti di plastica per stoccare i vestiti, l’intimo e i calzetti di ricambio dentro le sacche così da essere sicuri della loro impermeabilità e così facendo riusciamo a limitare lo spazio e del volume occupato, ed etichettando oppure utilizzando sacchetti di vari colori andiamo a colpo sicuro per recuperare un indumento piuttosto che l’altro senza dover disfare e rifare “una valigia” ogni volta 

Gli indumenti tecnici, t-shirt e calzoncini (preferibilmente con fondello, imbottiti sul fondo schiena per intenderci, li consiglio per una seduta confortevole e ammortizzata per lunghe pedalate) permettono di poterli lavare quotidianamente a fine giornata perchè si riescono ad

asciugare prima di abbigliamento magari in cotone.

🙂

E’ difficile dare altri consigli su come organizzarsi per un ciclo viaggio: qullo che mi sento di dire, visto che ogni ciclo viaggio ha le sue peculiarità ed ogni ciclista ed ogni bici è a se, è quello di iniziare a fare esperienza su strada, iniziare ad andare in bici più spesso (salute e fisico vi ringrazieranno  per iniziare a capire le necessità ed esigenze che saltano fuori (anche con pedalate fuori porta di qualche decina di chilometro, ma magari su strade nuove mai fatte vicino a casa vostra.

🙂

Ovviamente le App e i computerini per bici sono navigatori eccezionali e di grande supporto per ciclo viaggi, ma fin che siete vicino a casa, consiglio ogni tanto anche di “perdersi” per strade mai pedalate… e magari fare l’esperienza di “chiedere alle persone del posto le indicazioni per tornare sulla via di casa ,come si faceva ai tempi d’oro 

Nelle mie zone per esempio esistono un paio di ciclabili da poter percorrere in totale sicurezza, l’AlpeAdria da Grado a Salisburgo (da fare in più giorni e poter passare dal mare, ai monti agli ambienti dentro il continente) oppure la ciclabile che collega Gorizia a Tolmino ed in cui si pedala lungo l’ Isonzo (è un pò più tecnica, con de dislivello un po più importante per gambe poco allenate, ma si possono percorrere anche pochi chilometri e magari fermarsi in qualche piazzola per un ristoro e tornare a casa con tutta calma.

Ringraziamo ancora Davide per averci trasmesso la sua passione per il cicloturismo ed averci fornito utili consigli per il prossimo viaggio su due ruote. Il Panda è pronto, e voi?


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