Racconti in valigia: una chiacchierata con una giornalista con la passione per l’architettura

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Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Io sono un’architetta prestata al giornalismo e per anni ho lavorato in mensili di viaggio e culture come Carnet, Dove e Gulliver. Ecco perché sono, e sempre sarò, attenta a come si evolve il nostro modo di andare per il mondo. Anche perché, quello che in gergo si chiama turismo, in verità non è che un modo per rappresentare noi stessi. Per dire qualcosa su di noi. Ognuno d’altra parte, guarda al mondo secondo un personale punto di vista: il mio, per formazione, è sempre stato quello legato all’architettura e al design. E poi, naturalmente, le persone. Architettura e design, così come l’arte contemporanea, permettono di avvicinare i luoghi, soprattutto metropolitani, in una prospettiva estremamente attuale. Nuove architetture e nuove gallerie d’arte di solito nascono in quartieri emergenti, i giovani studenti colonizzano strade con locali e modi di vivere innovativi, creativi e designer generalmente sono la spia di un fermento che cambierà qualcosa nel volto di una capitale o di una piccola cittadina… Segui le persone e troverai il tesoro. Questo, per chi ha fatto il mio mestiere, per molto tempo è stato un motto da tener sempre presente. ManuelaMimosaRavasio.com in realtà non è un blog. È un sito portfolio in cui io raccolgo tutto quello che pubblico per i giornali con cui collaboro come giornalista professionista indipendente. Tra questi, ci sono le inchieste che indagano i nuovi modi di viaggiare, i nuovi trend turistici, che scrivo per Repubblica.

Qual è il viaggio che ti ha cambiata maggiormente?

Tutti i viaggi ti danno qualcosa. E personalmente non sono mai stata una che fa del viaggio una prestazione da esibire, misurandolo in chilometri o in voli aerei. E poi non sono i viaggi che cambiano. È la nostra disposizione d’animo verso le persone. Conosco persone che hanno accumulato milioni di miglia e che in vero non sono mai uscite da se stesse (e dalla loro zona confort). E altri che hanno esplorato poche regioni e hanno orizzonti di umanità e pensiero molto vasti. Posso dirti che mi sono emozionata sentendo il “canto delle balene”, ma anche quando la prima volta sono entrata nella galleria di Gagosian a New York e ho visto un’opera di Beuys sono rimasta a bocca aperta. Se dobbiamo fare una gara, conosco persone che hanno viaggiato molto più di me. Mi dispiaccio sempre di aver  scoperto l’alta montagna tardi, di non essere abbastanza avventurosa per stare in modo wild nella natura (ho sentito cose che voi umani…). Sono la prima a prendermi in giro perché amo le comodità e talvolta penso che, come diceva Cicerone, Se si possiede una biblioteca e un giardino, si ha tutto ciò che serve nella vita …

Come è nata la tua passione per l’arte?

È senz’altro legata alla mia formazione di architetta. E poi ho sempre pensato che l’arte, soprattutto contemporanea, avesse la capacità di dirci cose sul mondo quasi premonitrici. Se poi ti riferisci alla sezione Woman in Art presente nel mio sito, è una raccolta di lavori di artiste contemporanee intorno ai temi legati al femminile per contrastare l’immagine della donna restituita dai media e dalla pubblicità spesso stereotipata, quando non distorta o mortificante. Queste opere straordinarie invece regalano uno sguardo vero e originale su temi come maternità, amore, solitudine, lavori domestici, lavoro. Insomma, sulle donne in carne e ossa di ogni parte del mondo. Un punto di vista altro, che vuole essere anche un omaggio alla coraggiosa intelligenza delle donne. Senza retorica, sovrastrutture di plastica o falsi abbellimenti. Ed è la dimostrazione che le immagini dicono, a volte, molto di più di mille parole.   

Hai un viaggio dei sogni?

Per la verità il mio sogno proibito è quello di prendermi un anno sabbatico e seguire in giro per il mondo le varie tappe dei principali tornei ATP e degli Slam. Un anno in cui entri in una dimensione parallela e anche un po’ indietro nel tempo visto che è una cosa quasi da groupie adolescente! Eppure in questo modo cambierebbe anche il modo di vedere e stare in città come Miami, Dubai, Sidney etcc. Perché in definitiva, non sono mai le mete a fare il viaggio, ma le persone.


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