Racconti in valigia: La meravigliosa Taranto

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Oggi il panda ha il piacere di intervistare Stefania, autrice del Blog sedicotaranto, in cui condivide le più belle iniziative della sua città e non solo..

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Sono Stefania, tarantina di nascita. Ho vissuto più di 10 anni a Firenze dove ho studiato e lavorato come giornalista, ho vissuto anche un anno a Londra e dopo un periodo di profonda riflessione sono ritornata in patria nel 2014. Forte dell’esperienza fiorentina, ho deciso di aprire con il mio compagno Fabio il blog Se dico Taranto.

Ci siamo resi conto che un prodotto simile – che raccontasse le bellezze della città, il lifestyle, usi e costumi – mancava. Per cui, abbiamo iniziato a raccogliere storie e abbiamo iniziato a raccontarle. In poco tempo Se dico Taranto è diventato il blog di riferimento della città, dei tarantini e di quelli fuorisede che hanno iniziato a “viaggiare” attraverso gli articoli che scrivevo e che ancora oggi scrivo.

Chi si reca a Taranto per la prima volta cosa non può assolutamente perdersi?

Chi si reca a Taranto intanto deve sapere che la sua peculiare posizione a cavallo tra il Mar Piccolo e il Mar Grande l’ha resa nota per essere la città dei due mari. Taranto è davvero ricca di storia (città della Magna Grecia) e cultura. Imperdibile il museo MarTa, museo archeologico nazionale, dove è esposta, tra l’altro, una delle più importanti collezioni di manufatti dell’epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto.

Vorrei provare a costruire un tour a piedi che, partendo dal borgo umbertino (la parte nuova della città) dove è impossibile non restare affascinati dai palazzi nobiliari che si rincorrono, si snoda fino alla città vecchia collegata alla parte nuova attraverso il Ponte Girevole, tra i simboli di Taranto, la cui apertura consente il passaggio di navi grosse o il transito della processione in mare di San Cataldo (patrono della città).

Passeggiando per il borgo umbertino, al di là delle piazze (piazza Maria Immacolata – piazza Ebalia, di fronte al lungomare che restituisce un panorama che definirei commovente – piazza Garibaldi) è possibile imbattersi in attività commerciali, ristorative, teatri (il teatro comunale Fusco e l’ultracentenario teatro Orfeo) e nella storica Villa Peripato: un polmone verde nel cuore della città, la cui scalinata monumentale porta direttamente ad una terrazza mozzafiato sul Mar Piccolo. Proseguendo – direzione Ponte Girevole – ci si imbatte nel Castello Aragonese, visitabile tutti i giorni in differenti fasce orarie, l’ultima notturna è alle ore 2,00 e rappresenta un capolavoro dell’architettura Militare Italiana del rinascimento che racchiude al suo interno testimonianze di tremila anni di storia.

Dal Castello Aragonese, al quale si accede attraversando il Ponte Girevole, ci spostiamo nella città vecchia, con le sue chiese, la Cattedrale di San Cataldo e la Chiesa di San Domenico che, soprattutto durante i Riti della Settimana Santa Pasquale diventano luoghi affollatissimi, i palazzi storici, i vicoli stretti e colorati dove si respira la tarantinità più autentica e gli Ipogei.

Suggerisco, inoltre, una visita a Palazzo Amati, da poco aperto al pubblico e restaurato con il contributo del Comune di Taranto, dell’Associazione Terra, Crest, Comunità Emmanuel, Associazione Marco Motolese e che è diventato Centro euromediterraneo del mare e dei cetacei”, dal nome greco: “Ketos”, nonché la “casa” dell’associazione Jonian Dolphin Conservation, che con i suoi catamarani – oltre a condurre da anni ricerche sui cetacei – organizza delle escursioni giornaliere alla scoperta dei delfini. Un’esperienza unica, come lo è affacciarsi dalla ringhiera di Corso Vittorio Emanuele II (siamo sempre in città vecchia) e osservare i pescatori lavorare le celebri cozze tarantine.

Se decidiamo, invece, di spostarci in periferia è possibile ammirare la Cattedrale del celebre Gio Ponti e la Necropoli in via Marche, all’interno della quale vi sono circa 140 sepolture. Grazie agli scavi effettuati si ha avuto modo di scoprire questo sito utilizzato per usi funerari dalla fine del VII secolo fino alla metà del IV secolo a.C.

Quali sono le tradizioni più caratteristiche della tua città?

Taranto è famosa in tutto il mondo per i Riti della Settimana Santa. Durante il periodo pasquale la città di Taranto si ferma, restando sospesa in una dimensione inafferrabile e lontana dal convulso incedere della quotidianità. Comunque si vogliano considerare, i riti della Settimana Santa sono ben più di un semplice evento religioso.

Per i credenti rappresentano il momento più appagante del desiderio di spiritualità. Per i non credenti e gli scettici, un aggregato di manifestazioni folkloristiche. Quello che è certo è che si tratta di una tradizione a cui il popolo tarantino non riesce a rinunciare. Una tradizione che fa riemergere quell’orgoglio e quel senso di appartenenza spesso smarriti, poi improvvisamente ritrovati in mezzo al fiume di persone che segue le processioni.

A maggio, invece, (precisamente il 10) Taranto festeggia il suo patrono – San Cataldo – con una cerimonia in mare. L’imbarcazione che trasporta la statua di San Cataldo, la motonave Cheradi della Marina Militare, dopo il passaggio di fronte al Castello Aragonese e i consueti fuochi d’artificio, ritorna nella Cattedrale di San Cataldo.

Anche in questo caso si tratta di un’esperienza incredibile che i visitatori possono prenotare: ci sono diverse imbarcazioni (penso alla Nave Calajunco, ad esempio) che consentono di salire a bordo per assistere alla processione in mare. Consigliatissimo!

Da punto di vista gastronomico, quali sono i piatti tipici della tua zona che preferisci?

Sono un’amante della buona cucina e del buon vino (a Taranto organizzo con Fabio e Andrea Romandini il Due Mari WineFest, festival enogastronomico che dal 2016 si inserisce tra gli appuntamenti imperdibili dell’estate tarantina). Sono una divoratrice di tubettini con le cozze, per non parlare dell’impepata di cozze. D’altronde, le cozze sono il prodotto più rappresentativo della cucina tarantina. Per non parlare delle “chianchiaredde”, le orecchiette rigorosamente fatte in casa e condite con pomodoro e basilico. Oppure, celebri (e ottime) quelle con le cime di rapa.

Potrei abbuffarmi ogni giorno – ma evito per la linea – di pettole: soffici nuvole di pasta fritta che si preparano soprattutto il giorno di Santa Cecilia. E ancora, di panzerotti (rigorosamente fritti) e ripieni con ogni ben di Dio fino alla mitica puccia (faccio parlare la foto che è certamente più esplicativa).

Dolci tipici ne abbiamo? Certo che sì! Mi vengono in mente i “sannacchiudere”: pasta fritta condita con il miele. E le carteddate, che vanno per la maggiore durante le feste di Carnevale: sfoglie di pasta fritta caratterizzate dalla tipica forma accartocciata.

Insomma, non ci facciamo mancare niente a Taranto!


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