Racconti in valigia: Giappone, dove modernità e passato si incontrano

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Oggi il panda ha il piacere di intervistare Adriana, un’ incallita viaggiatrice che racconta i suoi numerosi viaggi su La valigia in tasca

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Mi chiamo Adriana, sono nata a Roma dove vivo attualmente assieme alla mia famiglia.
Fin da piccola ho cominciato a viaggiare con i miei genitori. Il mio primo viaggio importante è stato da Roma a Capo Nord quando avevo sei anni. È stato un viaggio avventuroso in auto, di cui ho meravigliosi ricordi. Come potrei scordare il muro di Berlino e il sole di mezzanotte?
Da quel momento ho trovato gusto a viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. E da quel momento non mi sono più fermata.
Ora viaggio con mio marito e mia figlia. Li coinvolgo in continuazione con nuovi viaggi e itinerari, sia in Europa, sia nel Mondo.
Dal 2014 al 2018 ci siamo trasferiti a Bruxelles, dove ne ho approfittato per visitare il Belgio, l’Olanda, e qualche tappa nelle limitrofe Germania e Francia. Ogni sabato saltavamo in auto e andavamo alla scoperta di un paese o città nuova, o già visitata.
Poi nel 2016 mio marito mi ha proposto di aprire un Blog di Viaggi. In effetti avevo tanto da scrivere, e tante foto e video da condividere. Così è nato il Blog “La Valigia in Tasca”, dove ho raccolto i racconti dei miei viaggi (ma ancora non tutti).
Col mio skill informatico (ex-sistemista informatica di un grande gestore di telefonia), non ho avuto problemi ad apprendere la gestione del sito web, che richiede molta dedizione e continuo studio.

Durante il tuo viaggio in Giappone c’è un’usanza o una curiosità che ti è rimasta particolarmente impressa?

Il Giappone è uno dei Paesi che amo di più fin da quando ero piccola. Ed infatti l’ho visitato ben due volte. E non escludo che ci possa esserne una terza.
Ciò che mi colpisce del Giappone è la contrapposizione netta tra moderno e passato. Città immense, tecnologiche e moderne, con edifici, luci suoni, una miriade di persone. E poi luoghi in cui ci si catapulta nel passato. Paesini e Templi sacri in cui si è fermato il tempo, dove il suono della cicala fa da cornice al silenzio dei boschi. Queste sono delle sensazioni che riporto con me ogni volta dal Giappone.
Il loro rispetto per le persone e l’ambiente sono impareggiabili. Cosa mi è rimasto impresso di curioso? Le cameriere dello Shinkansen della Prima Classe, che ci salutavano inchinandosi, per accoglierci fuori l’entrata del vagone, e anche per congedarsi. La mancanza dei piccoli cestini della spazzatura lungo le strade, perché bisognava tenere con sé i rifiuti per non sporcare.

I famosi Templi di Kyoto sono stati all’altezza delle tue aspettative?

Kyoto è una città incredibile, che ha richiesto due visite nei due viaggi, dato la mole di siti.
Il più pittoresco è la Pagoda D’oro (Kinkaku-ji). Era proprio come l’immaginavo e che si presta a pittoresche foto.
Il lungo percorso a piedi tra i Torii del Santuario di Fushimi inari, è forse quello che mi ha divertito e incuriosito di più. Ma forse l’itinerario di Harashiyama, è il sito che ho preferito a Kyoto. Qui ho passeggiato scalza per il Templio di Tenryuji, ammirato la foresta di bamboo, e salita a bordo del Romantic Train per ammirare la campagna giapponese.

 Hai apprezzato la cucina giapponese?

Amo la cucina giapponese, ma in Giappone, e non quella che viene proposta qui da noi. Ho potuto assaporare il vero manzo di Kobe in un Ryokan, un ottimo tempura di gamberoni e verdure al bancone di uno di quei ristorantini caratteristici all’aperto. Ho servito a tavola alla mia famiglia il riso bianco (come da usanza). Gustare le colazioni giapponesi, in cui venivano proposti anche fagioli dolci (usati al posto della cioccolata). Provato il famoso bento in viaggio sul treno. La cucina giapponese è ottima, e scoprire ad ogni pasto dei piattini con tanto cibo gustoso e vario, è stato fantastico.

Per tante altre storie e consigli vi consigliamo di visitare La valigia in tasca


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