Il Deserto Bianco dell’Egitto: avventura in un mondo surreale

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Il Sahara, il deserto più grande al mondo e senza dubbio il più caldo si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso per una lunghezza di 5000km. L’immagine comune che si ha quando si pensa al deserto è quella delle alte dune di sabbia sferzate dal vento caldo sotto un sole che spacca le pietre, ma in realtà nel Sahara ci sono tre tipi diversi deserto.

Il primo tipo è l’hammada o meglio il deserto di roccia nuda, incisa e erosa dai venti che l’hanno plasmata dandole la tipica forma appuntita e dalle cui pareti si formano schegge sottili.

Il secondo tipo è il seris, formato da ciottoli o ghiaia, mentre il terzo è l’erg ed è tipico del Sahara centrale formato dalle classiche dune di sabbia.

In Egitto ti troverai solitamente davanti alle dune dorate, ma spostandoti di 500km dal Cairo potresti rimanere sorpreso da quello che troverai.


Il fascino di questa zona sta nella sua apparizione improvvisa, dopo interminabili banchi di sabbia color ocra ci si ritrova davanti a nere rocce vulcaniche sparpagliate per kilometri e kilometri per poi ritrovarsi in una distesa bianca e scintillante. Si chiama Sahra El Beyda, conosciuto anche come il deserto bianco dell’Egitto. Questa parte del Sahara si estende fra le oasi di Farafra e Bahariya, arrivando sino a Siwa a nord e al confine con la Libia ad ovest. 

La strada asfaltata che unisce le due oasi divide il deserto in due settori, quello orientale, il più conosciuto e forse più ricco di ambienti diversi e quello occidentale, meno conosciuto perché per visitarlo occorrono dei permessi speciali, essendo zona militare.


La storia del Deserto Bianco

Il fascino di quest’area risiede nel colore candido della sabbia e soprattutto le straordinarie formazioni rocciose che gli conferiscono un aspetto spettrale e magico.

Nella parte meridionali diversi strati di rocce calcaree ricoprono quasi interamente la zona ed è qui che si possono osservare anche alcuni antichi fossili di creature marine e non, questo perché un tempo questa zona offriva sorgenti d’acqua, fiumi e laghi ed era popolata da animali come gazzelle e leoni.

Oggi le uniche tracce del passato si ritrovano appunto tra le rocce bianche, le uniche testimoni del profondo cambiamento. Il deserto bianco è un vero e proprio museo a cielo aperto perché oltre ai resti fossili l’area è anche ricca di manufatti antichi come le selci lavorate, a testimonianza di un periodo meno arido, ma anche con le tracce lasciate dalla civiltà egiziana e romana.

In questo deserto infatti sono avvenuti anche importanti eventi storici tra gli esploratori hanno percorso queste dune bianche alla ricerca dell’oasi scomparsa di Zarzora, e Alessandro il Grande che lo attraversò dopo aver conquistato l’Egitto per consultare l’oracolo di Amon, che gli predisse che avrebbe conquistato il mondo.

Il Sahara El Beyda assistette anche al passaggio della regina Cleopatra mentre era in viaggio verso Siwa, un’oasi considerata l’ultima frontiera nel territorio dei Faraoni.

Perché visitare il Deserto Bianco?

Le rocce sono erose dai venti sferzanti del Sahara e col tempo hanno assunto le forme più curiose e strane proprio a causa dei venti e del fenomeno della deflazione che fa in mondo che le rocce vengono colpite dalla sabbia più grossa nella parte bassa che non riesce però a raggiungere le parti più alte. Da qui le famose forme a fungo, tra le più ricorrenti nel deserto bianco. 

I colori, la conformazione, la sua storia rendono El Beyda un luogo magico. 

Una caratteristica unica di questo deserto sono le curiose formazioni di roccia di un bianco abbagliante che millenni di tempeste di sabbia e vento hanno creato, tra le dune, che cambiano colore in base all’ora del giorno e assumono forme di animali, funghi e fiori andando a creare uno scenario quasi spettrale.

All’alba e al tramonto infatti, le tonalità rossastre della luce regalano a questo paesaggio colori più caldi ed è in questo momento che le formazioni calcaree si tingono di rosa, e perdono parte del loro bagliore, regalando uno spettacolo memorabile. 

Lo spettacolo più suggestivo però si ha forse nelle notti di Luna piena, quando il “ghiaccio del deserto” – così gli egiziani chiamano le sculture rocciose – mette in mostra il suo manto candido, e rivela forme inaspettate e invisibili durante il giorno, che popolano un’area deserta e priva di vegetazione, di figure dal fascino spettrale.

Molti di coloro che hanno avuto il piacere di visitare il deserto bianco affermano che durante la notte, le formazioni rocciose sembrano tanti pallidi spettri illuminati dalla luce fioca della Luna. 

Proprio per queste sue caratteristiche peculiari oggi l’area è un parco nazionale che comprende oltre 3 mila km quadrati. Lo status di area protetta gli è stato conferito nel 2002 per evitare i danni naturali legati alla sovraesposizione turistica del luogo e in modo da regolarizzare le visite. 

Una delle più fotografate formazioni rocciose di Sahara el Beyda è conosciuta come “roccia cammello” per l’incredibile somiglianza con l’animale. Questo è anche il bello del deserto bianco, trovare forme comuni nelle formazioni rocciose non solo di animali ma anche di oggetti, come le El Mokhimat, ovvero tende, rocce che appaiono come un accampamento organizzato sotto il Sole torrido del Sahara.

Tutte queste sculture naturali, il contrasto tra le sabbie color ocra, il bianco di gesso e calcare, e il blu intenso del cielo crea lo scenario ideale per foto da cartolina.

Una cosa che consigliamo se ne avrai la possibilità è di trascorrere la notte in questo deserto insieme ai beduini, e contemplare il magnifico cielo stellato. Lo spettacolo della Via Lattea e, attorno, quello delle rocce scolpite, creano uno scenario che difficilmente si dimentica.

Chi ama i contrasti cromatici troverà in questo deserto un paesaggio in continua evoluzione, mai uguale a se stesso, che cambia per effetto dell’erosione, e varia da un chilometro all’altro.

L’impressione generale sarà quella di trovarsi al polo sud, con rocce taglienti che somigliano a cumuli di neve sferzati dal vento e un paesaggio scarno di sabbia bianca finissima.


Come e Quando andare nel Deserto Bianco dell’Egitto

Per essere pienamente apprezzato il deserto bianco richiederebbe una visita di almeno 3 giorni per riuscire a godersi la vista all’alba e al tramonto e anche le vicine collina dei cristalli, una grotta carsica le cui pareti sono ricoperte di minerali e cristalli e la valle delle sfingi, una distesa quasi infinita di rocce disposte in modo da assomigliare a tante piccole sfingi rivolte nella stessa direzione.

Il periodo migliore per visitare il deserto bianco sono probabilmente i mesi invernali o autunnali, in quanto durante l’estate le temperature troppo elevate renderebbero praticamente impossibile la visita. Il rischio è di poter provare delle temperature piuttosto basse durante la notte a causa dell’escursione termica durante i mesi invernali. Per quanto riguarda la primavera ve la sconsigliamo perché è il periodo in cui le tempeste di sabbia sono le più frequenti e quindi renderebbero la visita impossibile.

Descrivere questo luogo è difficile e quasi impossibile vista la sua particolarità e la sua unicità, la verità è che bisogna vederlo con i propri occhi per capirne fino in fondo la sua bellezza mozzafiato. Raggiungere il Deserto Bianco in Egitto è possibile solo tramite fuoristrada 4×4, ma sono molti i tour operator locali che offrono escursioni in giornata o anche di due giorni con ovviamente inclusa una speciale cena sotto il cielo stellato del Deserto Bianco.

Se desideri restare affascinato dalla magnificenza di panorami insoliti e inimmaginabili, se vuoi dare un senso allo scorrere lento del tempo posando il tuo sguardo sul passato remoto della nostra terra, Rolling Pandas ti offre l’opportunità di vivere nel deserto un’esperienza indimenticabile.

Visitare questo luogo così surreale ti farà provare emozioni uniche e indescrivibili questo è assicurato!


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