Viaggio metafisico con Marcello

Abbiamo intervistato Marcello, autore del blog marcellocomitini.wordpress.com, che ci ha raccontato di sé e delle sue esperienze e delle sue idee sul mondo travel.

 

Raccontaci un po’ di te e del tuo blog

Coloro che si avventurano nel mio blog sono tipi che amano viaggiare, curiosare mettendo le dita dappertutto perché i luoghi che visitano sono colmi di sensazioni e suscitano forti emozioni: per il cuore innanzi tutto poi la mente e l’anima dell’uomo, cioè di sé stessi e di tutti coloro che sono protagonisti delle mie poesie.

Il mio blog ha una missione simile alla vostra: offrire il meglio nel campo dei viaggi. La vostra offerta si concretizza nella realizzazione materiale che consente il trasferimento fisico dai luoghi abituali che frequentiamo ogni giorno ai luoghi sognati e spesso agognati. Anche la mia offerta consente un trasferimento, che è solo spirituale, strappando il lettore alla routine quotidiana e spingendolo verso panorami più o meno inconsciamente sognati e desiderati.

 

Cosa ne pensi del viaggio come esperienza?

Rispondo con una frase dal sapore melodrammatico: cos’è la vita se non un viaggio? Ma se il viaggio della vita è un’esperienza obbligata (piacevole o spiacevole), i viaggi a cui voi fate riferimento sono quelli che proiettano gli animi verso esperienze colme di sensazioni che ci permettono di arricchire il panorama esperienziale, in cui ci muoviamo ogni giorno, aiutandolo a una migliore comprensione del quotidiano, a una maggiore tolleranza e a una accettazione più consapevole.

 

Qual è la cosa che non può mancare durante uno dei tuoi viaggi?

Spesso mi dico che se avessi il coraggio viaggerei senza nulla che possa fissare in immagini i luoghi che visitiamo perché il modo migliore per conservare la memoria di quel che si è vissuto è essere dotati di curiosità e capacità di stupirsi. Curiosità e stupore vanno al di là dalla macchina fotografica, che in un certo senso rende privo di vita e quindi privo di interesse ciò di cui ci siamo stupiti. Curiosità e stupore invece ci consentono di ridare nuova linfa, ogni qual volta ne abbiamo voglia, a tutte quelle sensazione che ci hanno catturati e di dar loro una vita sempre nuova colorata da tante tonalità di luci in funzione del momento in cui le evochiamo.

Ma non sono così forte da rinunciare ad armarmi di macchina fotografica. Detesto invece, forse per incapacità, utilizzare la fotocamera che secondo me ha il grosso difetto di rendere cimiteriali monumenti e cose filmate mentre le persone ritratte danno l’idea di certe marionette che si muovono, ridono mandano saluti, inviano baci nel vuoto al comando di invisibile e maldestro regista.

 

Quali sono le destinazioni che più ti hanno colpito? Perché?

Pur viaggiando per quasi tutta la vita (fisicamente dico, in lungo e in largo soprattutto in Italia) non ho raggiunto che poche destinazioni come mete di viaggi per svago o diletto. Sono più quelle che amerei raggiungere (Mosca, New York, Los Angeles, Cuba) che quelle effettivamente vissute: Parigi, Istanbul, Vienna.

Quelle che amo e che non ho visitato mi attraggono per il loro ruolo nella storia artistica e culturale del mondo per la loro capacità di esprimere il nuovo e il diverso, per il loro sforzo intellettuale, politico e sociale, di rompere l’usuale, la monotonia dell’ovvio, ponendo interrogativi sulla validità dei nostri schemi abituali di vita.

Le mete, che ho invece raggiunto, mi hanno attratto perché simbolo della continuità nella bellezza e nell’arte musicale pittorica letteraria. Credo che di questo siamo tutti consapevoli e quindi ritengo inutile dilungarmi.

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto per quanto riguarda i viaggi?

Il sogno nel cassetto è un viaggio che preveda come meta un’isola mai esplorata, assolutamente deserta, lontana da ogni meta turistica. È un sogno che tengo pronto nel cassetto anche se impossibile, perché lo ritengo talmente necessario per la mia indole, che ogni giorno mi preparo per essere pronto a cogliere l’opportunità di compierlo nel caso in cui mi venisse offerta.

Che tipo di legame può esserci tra viaggio e poesia secondo te?

Sembrerebbe che a questa domanda abbia risposto parlando del mio blog. Ma poesia e viaggio hanno tanti punti in comune, che c’è sempre qualcosa di non detto.

Viaggiare e leggere hanno la medesima funzione Entrambi necessitano che ci si porti dietro la volontà di scoprire anche solo una piccola parte del mondo, perché altrimenti sarebbe come porsi dinanzi agli occhi la benda di un profondo nero e talmente soffocante, che non ci permetterebbe di notare nulla, neppure i profumi dei luoghi che visitiamo, sia viaggiando che leggendo.

Leggere versi poi è simile a quando si resta folgorati da un tramonto in un panorama arioso dove il rosso si stempera nel grigio della sera o come dinanzi a un’alba nel cielo di una città dove si è arrivati la sera precedente e adesso che ci svegliamo tutto ci saremmo immaginati tranne che scoprire la dolcezza di quel soffuso rosa che sembra dare il benvenuto alla nostra appena iniziata libertà dalla routine di ogni giorno.

Se infine provassimo a viaggiare accompagnati dai versi dei grandi poeti che hanno vissuto nei luoghi che visitiamo, ecco che la terra dove poggiamo i piedi diventa la nostra terra e i suoi profumi diventano i profumi della nostra vita e anche la lingua del posto, pur se non la conosciamo ci sembra che abbia la stessa musicalità dei versi che stiamo leggendo.

 

 

Ringraziamo ancora Marcello per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui e in alternativa su terracolorata.com  qui

Sei un viaggiatore? Vuoi provare a viaggiare e vivere le stesse esperienze di Marcello?

 

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