Racconti in valigia: Il gap year di Federico

Il gap year di Federico

Abbiamo intervistato Federico, autore del blog federicopicciau.com, che ci ha raccontato delle sue esperienze e delle sue idee sul mondo travel.

 

Raccontaci un po’ di te

Mi chiamo Federico Picciau, ho vent’anni e sono uno studente di Biotecnologie farmaceutiche presso l’Università degli Studi di Cagliari, in Sardegna. Sin da bambino sapevo che da grande sarei diventato uno scienziato, tuttavia, concluso il liceo, scegliere di studiare ciò che oggi studio non è stato facile. Entrato alle scuole elementari, per oltre una dozzina di anni avevo seguito una strada rettilinea e ben definita. Concluso il liceo, tutto d’un tratto mi si parò davanti un enorme groviglio di vie, troppe delle quali stuzzicavano il mio interesse. Quale scegliere? Ero paralizzato.

Presi un anno libero dallo studio tra il termine del liceo e l’inizio dell’università. Ne necessitavo per potermi chiarire le idee una volta per tutte su chi fossi e che volessi realmente. Considerato che la scelta che di lì a poco avrei preso avrebbe inevitabilmente potuto condizionare massicciamente il resto dei miei anni, mi sembrò la scelta migliore: meglio rischiare di sprecare un anno che una vita intera a fare qualcosa che non amo. E quell’anno fu tutto fuorché sprecato.

 

Hai preso un anno sabbatico dagli studi. E’ stata una scelta difficile?

Tendo a essere una persona molto razionale. Oggi, prima di prendere una decisione, valuto attentamente ogni opzione e penso a lungo a tutte le eventuali e possibili implicazioni. Se devo prendere una scelta cerco di non farlo mai sull’onda delle emozioni di un momento. Non fu così quando decisi di prendere un gap year.

Finite le superiori attraversai un periodo in cui l’impulsività la fece da padrona. Temevo di non cogliere le opportunità per tempo, così quando se ne presentava una non riflettevo granché. Agivo.

La mia impulsività dell’epoca rese molto semplice decidere di prendere un anno sabbatico. Fin troppo, forse.

Successe da un giorno all’altro, letteralmente. Il giorno prima avevo iniziato la quarta settimana di università, il giorno seguente ero nell’ufficio della segreteria del mio ateneo per effettuare la rinuncia agli studi, deciso a partire a da solo per chiarirmi una volta per tutte le idee su chi fossi e cosa volessi. Il pomeriggio avevo già iniziato a prepararmi per la partenza, che avevo fissato un mese dopo, così da darmi occasione di organizzare al meglio tutti i dettagli per il viaggio. Trenta giorni dopo ero nel cielo, su un aereo, diretto verso Londra.

Insomma, per me scegliere di prendere un anno sabbatico è stato facile come bere un bicchier d’acqua. È stato molto più duro subire alcune conseguenze della mia scelta. Ma senza dubbio ne sono uscito più forte. Lo presi per comprendere chi fossi e che desiderassi. Partii per questo. E ora so chi sono e so cosa voglio.

 

Com’è nato il tuo blog

Durante le scuole medie, con un compagno di classe e carissimo amico, misi in piedi un podcast. Ebbe vita breve, ma fu un risultato niente male per due bambini poco più che undicenni. Negli anni successivi creai e accantonai diversi altri progetti online. Mi promisi che ci avrei riprovato ancora in futuro, non appena avessi avuto qualcosa di interessante di cui parlare. Fu durante il mio anno sabbatico che la trovai.

Il mio gap year era iniziato. Col passare dei giorni misi da parte l’impulsività che nelle precedenti settimane l’aveva fatta da padrona. Pensai a ciò che avrei voluto in quel momento. Ne conclusi che mi sarebbe stato molto utile poter leggere o sentire di qualcuno che si trovasse in una situazione simile alla mia. Cercai un po’ su Internet, ma senza riuscire a trovare esattamente ciò che sperassi, così decisi di crearla io. Dopo quasi un anno di gestazione, il 12 giugno 2018 vide la luce federicopicciau.com, il mio blog. Il mio proposito era di condividervi le mie esperienze ed il mio sapere così da essere d’aiuto ad altri studenti come me.

Oggi sul mio blog tratto di trucchi e consigli per studenti. Principalmente affronto tematiche inerenti alle mnemotecniche, produttività e time management. Dico oggi perché domani chissà chi sarò, chissà che farò.

 

Opportunità o rischio, eterno dilemma. La cosa più importante per te per rendere un gap year un successo

Non avessi preso un gap year, io e te, molto probabilmente, adesso non staremmo avendo questa conversazione.

Senza ombra di dubbio, nel mio caso prendere un anno sabbatico è stata un’opportunità. E potrebbe esserlo per chiunque.

Credo che un anno sabbatico possa rappresentare un’enorme fonte di crescita personale e autoconsapevolezza, se considerato nel giusto modo. Diversamente difficilmente sarà così.

Se stai pensando di prendere un gap year anche tu, non passarlo sul divano a guardare Netflix. Viaggia, fai nuove esperienze, supera i tuoi limiti. Questo è il miglior consiglio che possa darti.

Una cosa che a me è stata molto utile è stata darmi delle regole. Ogni giorno mi svegliavo presto, leggevo e mi allenavo. Non facevo le ore piccole. Sarebbe stato molto facile abbandonarmi, non avendo particolari orari o impegni imposti, ma mi ero imposto di non farlo. Non mi sono lasciato andare, nonostante ne avessi l’opportunità. A mio parere un’altra importante chiave per avere un gap year di successo è l’autodisciplina. Se questa manca è facile rendere il proprio gap year l’inizio del declino.

Soprattutto se sei uno studente, tieni la mente attiva. Studia, leggi. Ti sarà più semplice ricominciare gli studi se non avrai fatto arrugginire gli ingranaggi del tuo intelletto.

Per riassumere: gap year non vuol dire stare con le mani in mano, specie se lo hai preso per cambiare una situazione che non ti piace. Le cose non cambiano da sole. Agisci, prendi attivamente il tuo gap year e son certo che sarà un successo anche per te. Può essere un’occasione d’oro.

 

Spesso si trascorre il gap year all’estero, tu dove lo hai trascorso?

Partii a Londra, da solo. Là abitavo in una villetta a schiera in zona 3, con una famiglia. Ero una sorta di ragazzo alla pari. Io davo una mano con qualche faccenda domestica e col babysitting dei figli, e, in cambio, avevo vitto e alloggio – cosa non da poco in una città costosa qual è Londra. Il tempo libero lo dedicavo allo studio dell’inglese e allo svago, oltreché alla riflessione – che era la principale ragione per cui avevo scelto di prendere un anno sabbatico.

Trascorsero diverse settimane dal mio arrivo. Mi trovavo sul piano superiore di uno dei bus londinesi, di ritorno nella villetta. Guardavo le gocce di pioggia scivolare sui vetri e pensavo. Ebbi un’illuminazione. Fu all’ora che capii cosa desiderassi combinare all’università. Una settimana dopo ero nuovamente a diecimila metri sul livello del mare, in volo, di ritorno in Sardegna.

Sapevo cosa volevo come sapevo che non lo avrei ottenuto senza mettermi di impegno. Passai dunque la grossa fetta del mio gap year trascorsa in Italia, a studiare, cosa che ha reso il mio anno sabbatico molto meno sabbatico. Ma fu una cosa positiva. Studiavo per i test di ammissione universitari perché finalmente avevo chiaro che cosa avrei voluto fare nella vita. Ma son certo che non sarebbe stato così se non avessi fatto un viaggio che per me è stato illuminante. Fu quel viaggio a ridarmi la lucidità di cui necessitavo.

 

Ti sei trovato bene? Che cosa ti ha colpito di più?

Londra è una bellissima città, accogliente, ricca di storia e di monumenti. Oltreché di opportunità. È un crogiuolo di popoli e idee differenti.

Fin dal primo momento mi sono trovato molto bene, tant’è che non escludo di tornarvi in futuro, con la mia laurea in Biotecnologie medico-farmaceutiche in pugno.

La cosa che più mi ha colpito di Londra è la mentalità della gente. Niente è irrealizzabile per loro. Quando parli loro di un tuo progetto non ti scoraggiano, non tendono affatto ad affossare le tue idee, per quanto insolite e stravaganti queste possano essere. Al peggio non ti dicono nulla, ma di certo non le fanno a pezzi. A Londra puoi essere un sognatore.

Al secondo posto degli aspetti che più ho apprezzato di Londra c’è la rapidità con cui le cose accadono. Trovi lavoro in pochi giorni, ed è facile essere promossi, se ci si impegna. Regna la meritocrazia.

Al terzo posto della mia personalissima classifica delle cose che più mi hanno colpito di Londra c’è l’efficienza, specie dei mezzi pubblici. Il costo dell’abbonamento per il trasporto pubblico non è trascurabile, tuttavia si paga per un servizio ottimo. Ho un extra, fuori dal podio, ma degna di nota, c’è l’asciugatrice per i panni. La usano tutti quanti là. È di una comodità senza eguali.

Tra tutti i viaggi che hai fatto invece qual è la tua destinazione preferita?

Tra i viaggi che ho fatto, il mio preferito, è stato quello a Londra, di cui ti ho già abbondantemente parlato. È stato il primo viaggio oltralpe che ho fatto da solo, in cui mi sono davvero dovuto mettere alla prova, ed è stato il viaggio che più abbia inciso sulla persona che ora sono, su ciò che studio e ciò che sarò. Questo vale per il viaggio in sé, non per la destinazione. È stata una vera avventura.

La mia destinazione preferita è la regione in cui abito. Ho la fortuna di vivere in una terra meravigliosa, la Sardegna. Tante vacanze le ho passate tra le paradisiache spiagge della mia isola. È una terra che sotto un punto di vista turistico ha tanto da offrire, molto più di quanto già non faccia. Non è il posto dove mi piacerebbe passare la vita, ma se dovessi scegliere un posto dove passare le mie vacanze, tornerei qua.

Noi italiani siamo abituati a vivere in mezzo a così tanta bellezza che spesso ci scordiamo di quanto il nostro Paese sia straordinariamente bello.

 

E quella che sogni di visitare?

Ho una certa fissazione per la produttività, dunque tutte le mete di cui ti dirò non sono destinazioni che visiterei per mero piacere ma, soprattutto, per le opportunità che hanno da offrirmi. È più forte di me.

Di qui a breve conto di prendere parte al progetto ERASMUS. Ne sono entusiasta. È possibile inserire fino a sette destinazioni tra le proprie preferenze. Ancora non ho avuto modo di rifletterci a fondo, tuttavia credo che la prima posizione della mia classifica sarà occupata della Germania, sia perché nel settore della ricerca farmaceutica penso abbia tanto da offrire, sia perché si dice che i tedeschi siano persone molto precise e puntuali, qualità che apprezzo molto. Come altre destinazioni anche la Francia e la Spagna non mi dispiacerebbero. La prima per la bellezza della sua storia, la seconda per il calore della gente.

Per quanto concerne Stati extraeuropei, sarei molto curioso di visitare la California, specie San Francisco. Mi attrae molto per via della mentalità della gente. È là, in California, che sono stati alcuni tra i più grandi scienziati e sognatori della nostra epoca. Ed è là che hanno trovato terreno fertile per impiantare e far crescere rigogliose le loro idee. Sarebbe un onore poter essere uno di loro, un giorno.

 

Ringraziamo ancora Federico per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il blog  qui

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