Live Session: alla ricerca di Shambala travel blogger

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Rolling Pandas e Monica, travel blogger di professione

Intervistiamo oggi Monica, travel blogger di Alla Ricerca di Shambala, che ha pubblicato un articolo su di noi la scorsa settimana.

Ciao, mi racconti un po’ di te?

Monica Nicoliello, 42 anni, nella vita sono architetto, mamma di una bambina di 10 anni, viaggiatrice da 25 anni e travel blogger negli ultimi 5 anni. Il mio blog è www.allaricercadishambala.it. Genovese, ora vivo a Mantova, ma per 19 anni la vita familiare e il lavoro mi hanno portato dentro a un flipper nomade, con tanti traslochi e tante città diverse. Quindi viaggio per piacere da sempre, ma la mobilità è il fil rouge della mia vita.

 

travel blogger

 

Cosa ti spinge a partire? Dove sei stata? Di solito quanto durano i tuoi viaggi?

E’ come un’irrequietezza, una sete. Una ricerca di identità, perché si guarda/si ascolta il mondo fuori per imparare strumenti migliori e più grandi per guardarsi dentro. Se ne siamo capaci. Sono stata circa 50 paesi del mondo, tanta Europa, Medio-Oriente, qualche paese dell’Africa, nel Sud-Est dell’Asia, in Oceania, in Nord e Sudamerica. La durata di ogni viaggio è variabile in base alle possibilità, ai periodi della vita e alle ferie. Dai weekend alle grandi occasioni in cui abbiamo fatto dai 20 ai 40 gg di viaggio (rare). Più facilmente capita di fare una o due settimane.

 

Perché scegli di fare viaggi alternativi o se vogliamo avventurosi? Dove ti fermi a dormire solitamente?

Perché non amo essere stanziale, mi piace vedere il più possibile di un paese quando ci arrivo e non limitarmi a un angolo o alle esperienze più gettonate, mi piace l’insolito, usare i mezzi di trasporto locali, parlare con la gente, sperimentare e vedere il più possibile. Cerco di vivere il viaggio in tutte le sue sfaccettature.

 

viaggi

Consideri i termini “viaggiatore” e “turista” sinonimi? Tu  come ti consideri viaggiatore, turista o altro?

Credo si debba andare oltre questa differenziazione, ormai sulla bocca di tutti, uno contro l’altro. Ognuno deve sentirsi libero di esplorare in autonomia o appoggiarsi a un tour operator e fare quello che si sente, in base alle sue esigenze . Non siamo tutti iper organizzati e pronti ad andare dall’altre parte del mondo per conto nostro, ad affrontare anche gli imprevisti, quindi se non ci sentiamo di farlo è giusto che uno abbia una base e magari veda la meta attraverso qualche escursione organizzata. E’ chiaro che non è e non sarà mai la mia modalità, ma questo non implica un mio giudizio su un tipo di vacanza o un turismo differente. Sono convinta l’importante sia la voglia di esplorare il mondo e iniziare da qualche parte.

 

Prima di partire ti informi sulla cultura e sulla storia dei paesi che saresti andato a visitare?

Informarsi è d’obbligo, di solito compro libri, guide, leggo informazioni generali ed esperienze di viaggio su forum, recensioni e altri blog di viaggio.

 

Avevi dei pregiudizi (tuoi o che si sentono in giro) che poi si sono rivelati infondati oppure hai constato essere veritieri? Quali luoghi comuni ti senti di sfatare?

Viaggiare alla lunga ti insegna soprattutto ad accogliere la diversità e a riconoscerla come una ricchezza. Pregiudizi e luoghi comuni solitamente non fanno proprio parte del mio modo di pensare. L’unica attenzione particolare ce l’ho da quando è nata mia figlia e viaggiamo insieme, mi informo bene sui rischi sanitari ed evito paesi a rischio per scontri e pericoli in generale.  Non ne vale la pena.

 

blog di viaggi

Parlando di sicurezza quali precauzioni sono necessarie per evitare rischi e pericoli? Pensi che una donna in viaggio deve stare ancora più attenta rispetto agli uomini o i rischi sono gli stessi?

L’unica vera sicurezza spesso è data dal buon senso del viaggiatore, essere discreti, informati, rispettare la cultura diversa dalla nostra e fare attenzione ad entrarci in punta di piedi. Poi certo l’imprevisto può capitare, ma la regola di base del buon senso aiuta moltissimo.

Una donna in viaggio sì, sono convinta debba adottare una soglia di accorgimenti più alta, soprattutto nei paesi  dove la cultura religiosa lo impone o dove i pericoli sono maggiori, ma anche in questo caso il buon senso protegge.

 

I locali vedono, secondo te, l’Occidentale come un modello/mito a cui tendere? Se si perché?

Più che l’Occidentale in generale,  ho spesso trovato una spontanea ammirazione per l’Italiano, sicuramente i miti legati alla storia, al patrimonio artistico e culturale, alla moda, allo sport, a quanto di bello c’è oggettivamente nel nostro paese. E l’ho trovata anche nei luoghi più remoti dove quando sentono che sei italiano sgranano gli occhi e sorridono con piacere.  Mi è capitato soprattutto in Australia dove tanti italo-australiani hanno nonni o parenti in Italia e hanno mitizzato totalmente il nostro paese e non vedono l’ora di conoscerlo.

 

travel blog

Qual è la tua idea sul dilemma turismo: risorsa o sfruttamento?

L’unica via futura percorribile è quella del Il turismo responsabile che riconosce la centralità delle comunità locali ospitanti e il loro diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e responsabile del proprio territorio, con una interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. In pratica (in un mondo ideale) operatori turistici sensibili ai temi della responsabilità sociale d’impresa, della sostenibilità ambientale, della equità e alle buone pratiche in generale. Altrimenti lo sfruttamento è inevitabili, soprattutto nei paesi meno evoluti che non hanno strumenti di tutela e conservazione ancora in essere.

 

Se sei tornata più volte nello stesso posto, con gli anni hai notato dei cambiamenti? Se Sì, quali?

Non amo tornare più volte nello stesso paese, torno solo se è un paese immenso e bellissimo come l’Australia e ci vorrebbero 6 mesi di viaggio per scoprirla tutta. Ci sono tornata nel 2012 a distanza di 10 anni dalla prima volta, i segnali di crisi iniziano a vedersi in alcuni settori anche lì nelle grandi città, eppure la grande differenza è che nessuno se ne lamenta e permane la grande soddisfazione di appartenere, crescere e sentire ottimismo per il futuro, sentimento ormai perso dalle nostre parti.

 

Durante il tuo viaggio sei stato soddisfatto dell’incontro con l’altro? Quali condizioni devono esserci affinché questo incontro avvenga (tempo, disponibilità, tolleranza…)?

Pianificare in questo caso non serve, quando sei in loco serve solo disponibilità all’ascolto e curiosità, i due elementi di base. Poi certo l’indole personale è la chiave per entrare in contatto con le persone locali, magari riuscire a farsi invitare a cena, magari entrare in un monastero dove solitamente i turisti non accedono, in una scuola per vedere come studiano, o mille altre occasioni per partecipare alla quotidianità di un popolo, invece di attraversar salo e basta.

 

Hai mai mantenuto le relazioni strette durante il viaggio? Credi che due culture possano capirsi o pensi che ci debba essere tolleranza reciproca se non una vera e propria comprensione l’uno dell’altro?

No, sono convinta che gli incontri siano attimi, attimi in cui le energie si incontrano e si scambiano, e come tali dobbiamo accettarli senza pretendere che duri no nel tempo o sbocchino in altro. Ho imparato a viverle qui e ora, senza aspettative. Culture differenti possono certamente capirsi, comprendersi, trovare piccoli punti in comune e rispettarsi reciprocamente. Una vera e propria comprensione la vedo difficile, è un passo ulteriore che richiede una partecipazione, un studio e una conoscenza che esulano dal viaggio.

 

viaggi organizzati

 

La tua vita è cambiata dopo il ritorno dal viaggio? In che modo? Che sensazioni hai quando torni in Italia?

Il vero cambiamento è l’arricchimento interiore, l’apertura mentale e il bagaglio di esperienza, di emozioni, di vita che il viaggiare ti mette a disposizione. Poi sta a te, a casa, farne buon uso.

 

Il senso del viaggio per te? Cosa cerchi nel viaggio?

Viaggiare. Perché. E’ istinto a muoversi, andare oltre i propri limiti e i propri orizzonti, voglia di tuffarsi nel mondo per imparare dall’altro e dall’altrove strumenti nuovi. E poi, se ne siamo capaci, riutilizzarli per riconciliarci coi nostri bisogni più profondi. Viaggiare è un cerchio e, per me, una necessità.

 

Dopo tanto viaggiare qual è il posto che chiami casa?

Casa siamo solo noi. L’ho capito dopo 8 traslochi in 15 anni e tanti viaggi.

Infine domanda puramente personale: qual è il luogo più bello che hai visto e che più ti è rimasto nel cuore?

Ti rispondo con una citazione da Le città invisibili di Italo Calvino: “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. »

Quindi nel cuore rimane solo quello che risponde in quel momento alle tue domande.  E un luogo solo di certo non può essere la risposta a tutte 😀

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