Sapori esotici e città da sogno: la mia indimenticabile esperienza in Marocco

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Marocco: un Paese che da sempre mi ha affascinato per il gusto esotico dei suoi colori e dei suoi profumi. Eppure nel mio viaggio in Marocco ho trovato molto altro. Ho ritrovato imperi scomparsi dal passato glorioso che mi hanno fatto rivivere storie dimenticate. Ho scoperto la cultura e le tradizioni ogni volta che assaggiavo un piatto nuovo. Ho vissuto nuove emozioni nella solitudine del deserto sotto una fitta coperta di stelle. 

É da Casablanca che inizia il mio itinerario per le città imperiali del Marocco che mi porterà nei palazzi reali, moschee, piazze, mercati di uno dei paesi più affascinanti del continente africano.

  1. Giorno 1: Casablanca
  2. Giorno 2: Casablanca e Rabat
  3. Giorno 3: Chefchaouen
  4. Giorno 4: Meknes
  5. Giorno 5: Fez
  6. Giorno 6: Marrakech
  7. Giorno 7: La Kasbah di Marrakech
  8. Giorno 8: Il deserto di Erg Chebbi

Giorno 1: Volo e arrivo a Casablanca

Partendo dall’aeroporto di Roma con destinazione Casablanca non vedevo l’ora di iniziare questa lunga ed emozionante avventura con Rolling Pandas. L’aereo decolla a mezzogiorno e la fame per il pranzo impegna la mia mente tanto che ancora non riesco a comprendere a pieno il fatto che io stia per partire verso un Paese che non ho mai visitato prima d’ora. Atterriamo a Casablanca dopo tre ore di volo e una volta a terra sono impaziente di ritirare i miei bagagli e passare i controlli doganali per potermi subito lanciare nelle strade della città, pronta ad esplorare ogni angolo. 

Prima però una sosta veloce in hotel dove poter fare check-in e lasciare le valigie in modo da potersi muovere con bagagli più leggeri. Dopo tutte queste soste è finalmente ora di iniziare a perdersi tra le viette della città antica o i quartieri residenziali della nuova medina. Purtroppo a questo punto non rimaneva molto tempo e per cui il primo giorno non ho potuto vedere molto della città, se non cercare soprattutto un ristorante dove poter cenare con qualche piatto tipico. Stanca del viaggio d’andata, dopo cena mi dirigo verso l’hotel per potermi riposare abbastanza per l’impegnativa giornata seguente.


Giorno 2: Casablanca e Rabat

Sveglia al mattino presto, mi preparo per la giornata con una sostanziosa colazione in hotel. Una guida locale mi aspetta all’ingresso per potermi mostrare le bellezze della città. Come è possibile notare sia a Casablanca che in molte altre città del Marocco, si ha una divisione netta tra la città antica, circondata da spesse mura, e la parte nuova che in genere è molto moderna, cosmopolita spesso all’insegna del lusso. Casablanca non è una città imperiale eppure la sua medina datata diciottesimo secolo è un luogo di grande fascino.

La maestosa e unica Moschea di Hassan II

Iniziamo dalla moschea di Hassan II dove la guida si dilunga in una visita del suo interno di un’ora. Mi viene spiegato che la moschea di Hassan II è stata progettata dall’architetto francese Michel Pinseau ed è stata completata nel 1993. L’edificio è di dimensioni enormi tanto che è la più grande moschea in Africa e la terza più grande al mondo. Dall’esterno la moschea sembra quasi tuffarsi in acqua dato che è appollaiata su una stretta lingua di terra che si protende verso l’Oceano. Gli interni in granito, marmo e legno di cedro e i pavimenti di vetro specchiano la maestosità dell’esterno. Pur non essendo musulmana mi è stato permesso di entrare all’interno della moschea però, sono stata informata, che la cosa non vale per tutti i luoghi di culto musulmani che sono principalmente aperti solo ai fedeli.

Il lungomare de La Corniche

Dall’esterno della moschea di Hassan II è raggiungibile il lungomare de La Corniche, il più famoso del Marocco. Percorribile a piedi, non consiste solo di spiagge bellissime ma anche da bar, locali, ristoranti, hotel, piscine. Purtroppo non ho tempo di passeggiare per il lungomare però la guida mi consiglia di passare di qui in serata per poter cenare in uno dei ristoranti alla moda della città o per una nottata di divertimento in discoteca.

La nuova medina: Quartier Habous e Royal Palace

Con i mezzi ci spostiamo verso l’interno della città, nel Quartier Habous, la nuova medina di Casablanca. Vengo guidata in un groviglio di viette costellate da negozietti di spezie, di specialità locali e d’artigianato. Giusto il tempo di fare un paio di acquisti che ci spostiamo verso il Royal Palace sempre nel Quartier Habous. Le guardie all’esterno controllano attentamente i dintorni e si assicurano che nessuno tenti di entrare nell’edificio. Come tutte le residenze reali in Marocco, l’interno non è accessibile al pubblico. Eppure già solo dalle mura esterne, riccamente decorate in stile islamico, non riesco a immaginare quale sfarzo contengano le stanze al suo interno…

I resti romani della Chellah

Nel primo pomeriggio del secondo giorno parto alla volta di Rabat, che dista solo poco più di un’ora di auto da Casablanca. Prima di fermarci nella capitale ci fermiamo appena fuori dalla città, dove in passato era situata la colonia romana di Sala Colonia.

L’operatore locale mi istruisce sul ricchissimo passato della città. Un tempo è stato luogo prediletto come base commerciale sia dai Fenici che dai Romani per la sua posizione strategica sull’Atlantico. Quest’ultimi costruirono un insediamento romano nelle vicinanze dell’attuale città di Rabat. L’operatore non solo mi fornisce queste preziose informazioni sulla storia di Rabat, ma mi permette anche di visitare i resti degli edifici romani e pre-islamici, chiamati dalla gente del luogo Chellah.

Mentre ci dirigiamo verso il centro della prima città imperiale del mio itinerario in Marocco, l’operatore approfitta per fare un’altra lezione di storia. Apprendo che la città attuale di Rabat è stata fondata nel dodicesimo secolo dagli Almohadi. Alla loro caduta la città ebbe un periodo di crisi, diventando porto per commerci pirata. Solo con il protettorato francese del 1912 la città riprese il suo status di città amministrativa.

Centro di Rabat: Torre di Hassan, Mausoleo di Mohammed V e Kasbah degli Oudaïa

Arrivati in centro comincia immediatamente il tour della città e dei suoi luoghi d’interesse. 

Iniziamo dall’attrazione principale della città, la Torre di Hassan, minareto di una moschea iniziata nel 1195 e mai completata. Alta 44 metri pare impossibile immaginare che nel progetto originario il minareto doveva essere alto il doppio della struttura attuale!

Dalla Torre di Hassan a pochi minuti a piedi di distanza si trova il mausoleo di Mohammed V, Sultano del Marocco dal 1927 al 1953. Qui è sepolto il Sultano insieme ai suoi due figli maschi in una tipica struttura bianca dal tetto verde come molti edifici storici marocchini. Infine arriviamo alla Kasbah degli Oudaïa, il quartiere fortificato della città e anche la parte più antica che risale al decimo secolo. Dalla kasbah si ha una magnifica vista sull’Oceano Atlantico e sull’intera capitale, il posto ideale per poter scattare qualche foto panoramica.

Prima di cena l’operatore locale mi saluta e io mi reco in hotel per fare il check-in e riposarmi qualche minuto nella mia stanza prima di uscire per cena. Diversamente dall’Italia, in Marocco l’orario della cena è spostato più avanti, quando in estate il sole già inizia a calare, verso le 20 o 21. L’operatore mi ha consigliato di cenare in uno dei locali snak, dei chioschi lungo la strada che offrono cibo da mangiare al momento solitamente più economici dei ristoranti. Ho deciso di provare una delle famosissime tajines marocchine e devo dire che non ne sono rimasta delusa.

A pancia piena, ritorno verso l’hotel scegliendo il percorso più lungo per poter assorbire l’aria serale della città.


Giorno 3: Chefchaouen, la città blu

Il terzo giorno decido di fare una breve gita in giornata a Chefchaouen. Il viaggio per arrivare alla città blu dura quattro lunghe ore.

Una volta arrivati riesco a pranzare velocemente in un ristorante prima che una guida del posto mi offra una spiegazione sulle origini di questa pittoresca cittadina dai muri cobalto.

Come presto mi informa la guida, il motivo dietro ai suoi caratteristici muri blu è tuttora un mistero. Alcuni pensano che questa tinta sia utile per tenere lontano le zanzare, altri credono che siano stati dipinti dalle comunità ebree della città per tenere in vita le pratiche religiose e i valori spirituali. Altri ancora sostengono che serva solo per attrarre turisti curiosi. Effettivamente se non fosse per i suoi muri blu questa cittadina non sarebbe una meta tanto ambita da turisti di tutto il mondo…

Dopo avermi lasciato poco meno di un’oretta per permettermi di fare giri autonomi per le vie e nel caso concludere qualche acquisto, mi preparo per la prossima tappa.


Nel tardo pomeriggio, quindi, mi rimetto in strada in direzione Meknes. La prossima città imperiale è a tre ore e mezza di tragitto da Chefchaouen.

In serata arrivo alla mia nuova destinazione: Meknes. Vengo saziata da un’abbondante e deliziosa cena in un ristorante del posto per poi recarmi alla mia sistemazione, un tipico riad del Marocco.


Giorno 4: Meknes, un piccolo tesoro

Il quarto giorno, invece, è tutto dedicato alla visita della città. Più piccola della vicina Fez, Meknes è la più tranquilla della quattro città imperiali e quarta tappa del mio itinerario in Marocco. Pur essendo tra le meno conosciute, Meknes è una delle più affascinanti città del Marocco. Il suo vero tesoro è all’interno delle mura cittadine che definiscono il perimetro della medina. 

Mura della medina e il cancello di Bab Mansour

Ed è proprio da qui che inizia il tour della città. Le mura stesse, che possono essere attraversate in nove diversi punti passando attraverso dei ponti, sono opere d’arte loro stesse. I nove cancelli, uno più bello dell’altro, sono ornati da raffinatissime decorazioni in stile islamico. La mia guida sostiene che i migliori sono decisamente quelli di Bab Mansour e di Bab el Khemis. Personalmente ho visto solo quello di Bab Mansour per cui non posso confermare le opinioni della guida, ma non posso nemmeno dire che Bab Mansour mi abbia deluso.

In un’interessante digressione sulla storia della città, la guida mi racconta che Meknes, nel diciassettesimo secolo, fu scelta dal Sultano Moulay Ismail come capitale del suo regno. Durante il suo sultanato, si procedette ad un abbellimento della città con edifici lussuosi dai motivi damaschi e inserti dorati. Questo le ha dato il ben meritato soprannome di Versailles del Marocco.

Lo sfarzoso Mausoleo di Moulay Ismail

A pochi minuti dal cancello di Bab Mansour si trova uno degli edifici, secondo me, più belli della città imperiale: il Mausoleo di Moulay Ismail. Sebbene le pareti esterne, dipinte di giallo, possano sembrare banali il suo interno mi ha davvero lasciato a bocca aperta. Le pareti interne della stanza sono decorate con piastrelle dai motivi zellige mentre al centro si trova una fontanella circondata da un motivo a stella perfettamente simmetrico.

Dopo un tour giornaliero della città, mi rimetto in viaggio verso la mia prossima meta: Fez.

Arrivata prima di cena nella terza città imperiale dell’itinerario, Fez mi ha accolto con calore. Dopo aver lasciato i miei oggetti personali nel riad dove avrei passato la notte esco per avere un primo assaggio della città e della sua atmosfera. Essendo arrivata a Fez prima di quanto pensassi, sono riuscita a fare un piccolo giro dei dintorni del mio riad per poi cenare in uno snak consigliatomi dallo staff del riad.


Giorno 5: Fez, pietra angolare della storia marocchina

Il quinto giorno incomincia con una colazione al volo lungo la strada e la visita della più antica delle città imperiali, Fez, la capitale culturale del Marocco. Come molte città del Marocco anche Fez si divide tra città nuova e la medina.

Il punto di partenza della visita di Fez è il cancello di Bab Boujloud. Come mi viene spiegato, il monumentale ingresso è recente rispetto al resto della medina; costruito nel 1913, è decorato con piastrelle di ceramica smaltata, blu per la facciata esterna e verde per quella interna.

Al-Karaouine, l’università più antica al mondo

A un chilometro di camminata dal cancello di Bab Boujloud si raggiunge l’Università Al-Karaouine. Sono rimasta piacevolmente sorpresa di scoprire che è l’Università Al-Karaouine di Fez, la più antica università al mondo. La sua biblioteca contiene un tesoro di inestimabile valore: alcune preziosissime e antichissime copie del Corano. Sfortunatamente non mi è stato possibile nel momento della visita vederle.

Collegata all’università, l’omonima moschea è caratterizzata dallo stile semplice e austero che, come dicono i fedeli e la guida locale, permette di isolarsi nell’intimità della preghiera. Sempre la guida mi informa che inizialmente la moschea non era di queste dimensioni, ma nel corso del tempo subì diversi ampliamenti fino a diventare la moschea più grande di tutta l’Africa.

Un luogo sacro e speciale: il Mausoleo di Moulay Idriss

Nel primo pomeriggio, la guida mi porta a Moulay Idriss Zerhoun, un luogo di pellegrinaggio visitato da musulmani per diversi secoli; si trova a circa un’ora di auto da Fez. L’attrazione principale della località è il mausoleo di Moulay Idriss, composto da tre cortili, una moschea e le tombe di Moulay Idriss e della sua famiglia. 

Essendo un luogo sacro per i musulmani, l’interno non è accessibile a quelli che non professano la religione tra cui la sottoscritta. Per fortuna non vietata la visione degli esterni e quindi di ciò che rende questo mausoleo unico in Marocco: il minareto a pianta rotonda. Aggiunto nel 1939 e ricoperto di piastrelle verdi e decorato con forme geometriche che rappresentano alcuni versi del Corano è una vera novità rispetto ai minareti del resto del Marocco che hanno pianta quadrangolare.

Dalla collina su cui è situato il mausoleo è possibile scorgere le rovine di Volubilis, prima città fenicia e poi romana.

Da Moulay Idriss Zerhoun, mi dirigo poi in pullman verso Marrakech, l’ultima delle sedi imperiali dell’itinerario in Marocco. Il viaggio è molto lungo, di sei ore e mezza, per cui arriviamo in città per le 21.30, in perfetto orario per la cena!


Giorno 6: Marrakech, la città rossa

Il sesto giorno l’ho completamente dedicato a Marrakech, una delle più importanti città del Marocco e dell’Africa. Primo giorno senza guida, ho deciso di vivere la città imperiale da sola. Marrakech vive ad un ritmo tutto suo; incontenibile, caotica, non è stato facile adattarsi alla sua frenesia.

Spesso chiamata anche “città rossa” per gli edifici di argilla battuta costruiti durante il regno degli Almohadi, Marrakech è una città suggestiva che mi ha stregato dal primo momento in cui ho passeggiato per le sue strade. La sua medina, la cui origine risale all’undicesimo secolo, è patrimonio dell’UNESCO.

Souks, i mercati arabi

Ciò che rende Marrakech un posto speciale per me sono i suoi innumerevoli e ricchi souk, mercati arabi all’aria aperta. Essendo posta lungo le tratte commerciali della maggior parte dei commercianti, la città rossa ha sempre visto circolare una grande quantità di prodotti. Ancora oggi Marrakech ha il primato per i souks più ricchi e differenziati del Marocco dove puoi trovare di tutto: spezie, tappeti, vestiti, souvenir. Anche se è molto divertente aggirarsi da soli per i mercati della città mi è stato consigliato di muoversi per i souks con una guida esperta per evitare di perdersi tra questa miriade di bancarelle. Consiglio rimasto inascoltato dalla mia parte anche se alla fine sono riuscita a ritrovare la strada giusta per poter proseguire nell’esplorazione della città.

Centro città: moschea di Koutoubia e Palazzo El Bahia

Tra edifici come il Palazzo El Bahia e la moschea di Koutoubia sono rimasta estasiata dalle numerose opere d’arte islamica che la città offre.

Il primo è un capolavoro dell’arte marocchina; il palazzo El Bahia è stupendo, sia gli interni ricchi e quasi opulenti che i giardini esterni. Non avendo una guida non sono riuscita a saziare la mia curiosità di informazioni per cui consiglio caldamente la visita guidata.

Dopo una camminata di venti minuti raggiungo la moschea di Koutoubia, la più grande di Marrakech. É anche chiamata moschea dei librai per il souk nei pressi della moschea rinomato per la vendita di libri. Data la sua struttura imponente è visibile da qualsiasi punto della città per cui in caso di difficoltà ad orientarsi lungo il dedalo di viette della medina basta prendere la moschea come punto di riferimento per poter ritrovare la propria strada.

Piazza Jemaa el-Fnaa, il cuore di Marrakech

A pochi passi dalla moschea di Koutoubia si estende la piazza principale della medina di Marrakech e cuore pulsante della città. Mentre mi districavo tra le vie del centro città sono passata (anche involontariamente) per Jemaa el-Fnaa alcune volte durante diversi orari del giorno potendo così assistere alla trasformazione della piazza con il passare delle ore.

Di giorno, in particolare al mattino, la piazza è più tranquilla e si possono trovare venditori d’acqua e di spremute. Nel pomeriggio inizia a popolarsi di bancarelle, incantatori di serpenti, ballerini e ragazzi con scimmiette ammaestrate. 

Con il calare del sole, la piazza cambia completamente. Venditori ambulanti spariscono per lasciare posto a mercanti di spezie e di incenso che ti inebriano con i profumi dei loro prodotti, cantastorie attorno ai quali si radunano bambini, donne e uomini pronti a lasciarsi affascinare da racconti di un passato lontano e una miriade di bancarelle di street food che ti tentano con i loro piatti saporiti. 

A Jemaa el-Fnaa sono riuscita ad assaporare la vera essenza del Marocco, le sue tradizioni, i suoi colori, le sue luci.


Giorno 7: la kasbah di Marrakech, le vere radici della città rossa

Il settimo giorno, di nuovo munita di guida, sono pronta al tour della kasbah, il nucleo centrale di Marrakech. É la parte più vecchia della città dove si possono vedere gli edifici più antichi tra cui il palazzo del Sultano e le tombe Saadiane. Ogni pietra della kasbah ha centinaia di anni alle sue spalle e ad ogni passo sento il fluire della storia passata. 

Moschea della Kasbah

Come presto mi dice l’operatore locale la moschea è uno degli edifici più antichi della kasbah; eretta nel dodicesimo secolo dagli Almohadi, anche dopo la caduta dell’Impero rimase per anni la moschea più importante della città. Come la maggior parte degli edifici religiosi marocchini, non è possibile l’accesso per i turisti non musulmani. In ogni caso ho potuto godere della visione del magnifico esterno e del minareto correlata da una dettagliata spiegazione della sua storia da parte della guida.

L’ormai spoglio Palazzo reale

Andando verso sud mi sono ritrovata davanti al palazzo reale, un tempo considerato uno dei più grandi capolavori d’arte islamica. Secondo le parole della guida, in origine il palazzo consisteva in 360 stanze, un cortile e una piscina centrale; si diceva che le decorazioni del palazzo fossero le più belle mai viste, con dettagli in oro e onice, colonne in marmo italiano. Con il saccheggio da parte di Moulay Ismail, che spostò pavimenti, mosaici e colonne a Meknes, la nuova sede imperiale, non è più possibile poter vedere il palazzo nel suo originale splendore.

Tombe Saadiane, sepolture reali

Dal palazzo, con l’aiuto dell’operatore locale, accediamo facilmente alle tombe della dinastia Saadiana. Fortunatamente risparmiate dal saccheggio, non si sa ancora se sono sopravvissute fino ad ora perché Moulay Ismail fu mosso da pietà o perché il Sultano non è mai riuscito a trovarle.

Il mausoleo conta le sepolture di 60 membri della dinastia tra cui quella di of Ahmad al-Mansur, il Sultano, e la sua famiglia. La bellezza dei monumenti in marmo di Carrara e delle tombe in legno di cedro e ricoperte di mosaici di pietre preziose rimangono per me uno dei luoghi più speciali dell’intera città.

Avendo parte del pomeriggio libero, impegno il mio tempo passeggiando per le vie più popolate della città, alla ricerca di qualche capolavoro abbandonato tra i souks più importanti.

Pur essendo il mio viaggio tra le città imperiali terminato, non potevo sentirmi soddisfatta della mia vacanza in Marocco senza aver visto il deserto. Così prima di tornare in Italia, ho deciso di avventurarmi tra le dune di Erg Chebbi come un vero tuareg.


Giorno 8: viaggio nel deserto di Erg Chebbi

L’ottavo giorno, partendo da Marrakech, ho deciso di arrischiarmi in un’escursione programmata di un paio di giorni nel deserto africano. C’è qualcosa di magico nello stare in un luogo sperduto, lontano dalla civiltà, lasciando che lo sguardo si perda tra la sabbia delle dune mosse dal vento come le onde del mare. 

Prima di addentrarsi nel deserto di Erg Chebbi, dopo quasi nove ore di viaggio ho fatto tappa a Merzouga, un piccolo villaggio ai limiti del deserto per potermi rilassare prima di cimentarsi nell’impresa.

Il tour prevedeva la traversata delle dune dorate del deserto in sella ad un dromedario. Dopo alcune ore di stancante e leggermente scomoda cavalcata in sella ad un dromedario ho potuto assistere al calare del sole nel deserto. Il tramonto tinge non solo il cielo di sfumature arancioni e rosee, ma anche le dune che assumono una tinta rosa-dorata trasformando il deserto che mi circonda in un paesaggio onirico.

Dopo questo magnifico spettacolo non mi immaginavo certo che un cielo stellato potesse emozionarmi. Contrariamente alle mie aspettative, invece, appena il sole ha lasciato posto al buio nella notte il cielo si è acceso con mille luci. Mai avrei immaginato che ci fossero così tante stelle e costellazioni sopra la mia testa. É stata una nottata indimenticabile.

Di notte fonda sono andata a dormire nella mia tenda già malinconica per il viaggio di ritorno a Merzouga del mattino seguente.

Il mattino presto, dopo aver radunato le mie borse, siamo tornati, sempre cavalcando un dromedario, a Merzouga. Dopo aver passato la mattinata nella cittadina siamo tornati a Marrakech dove mi aspettava il volo di ritorno per l’Italia. Con un po’ tristezza lascio quindi il Marocco per fare ritorno a casa.

A Marrakech, quindi, si conclude il mio viaggio alla scoperta del Marocco. Un viaggio emozionante, ricco di esperienze uniche che rimarranno per sempre impresse nella mia memoria.



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