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Uno Shangri-la quasi perduto

 

In medio stat virtus dicevano i latini. La Via di mezzo professano i buddhisti.

Mutatis mutandi, il consiglio rimane sempre lo stesso: solo evitando eccessi e assolutismi, la vita è degna di essere vissuta, serena ed equilibrata. Senza la schiavitù di desideri o passioni.

Per approdare a questa consapevolezza, ci si deve inoltrare all’ombra della catena montuosa più imponente del mondo e tra strapiombi e misteri, tra India e Tibet, emerge il mitico Bhutan.

Un’esperienza di vita speciale e tutta particolare, che lascia tanta riflessione ma anche un sorriso sulle labbra. Quello del paese più felice del mondo.

Ma in Bhutan cosa vedere?

Tanto, nonostante la sua estensione ridotta. Tanto, nonostante la sua povertà. Tanto, nonostante la ricchezza sia meno importante dei rapporti sociali.

 

  1. Il Nirvana in 4 vie: cosa vedere in Bhutan
  2. Si al FIL, no al PIL
  3. Lo strano caso del turismo in Buthan
  4.  

    Partiamo alla volta di questa terra abbarbicata sulle montagne e scopriamo cosa vedere in Buthan.

    Ci sarà da sorprendersi!

     

     

    1. Il Nirvana in 4 vie: cosa vedere in Bhutan

    Le strade per arrivare al Nirvana sono tante, a seconda della tradizione buddhista che si è scelto di seguire, ma le Nobili Verità da seguire per liberarsi dal dolore e dai desideri sono quattro.

    Servono a vivere in armonia con gli altri e a godere della vita nella sua interezza.

    Ed è proprio a questo codice etico che la cultura bhutanese appartiene, in particolare quello del Buddismo Mahayana, nella versione tantrica Vajrayana.

    È una terra dove regna la felicità ed essere tristi è proibito, nonostante il dovere della cultura del Bhutan imponga di pensare alla morte circa cinque volte al giorno.

    Seguendo la tradizione buddhista, anche il nostro viaggio in Bhutan si compone di quattro verità imprescindibili da seguire per arrivare a godere appieno dell’essenza del paese e della sua gente. E perché no, per approdare al Nirvana in maniera alternativa.

     

    Ecco cosa vedere in Bhutan:

    Paro e il Monastero di Tiger Nest

    Il primo passo verso il Nirvana del nostro viaggio nonchè l’attrazione turistica principale tra cosa vedere in Bhutan è il Taktsang Lhakhang.

    Arroccato su una montagna a 3000 metri di quota e immerso nell’alone della sacralità, il tempio buddhista è raggiungibile da turisti e pellegrini solo a piedi attraverso un sentiero mozzafiato. Eccoci arrivati dopo rupi e verde di ogni tipo in uno dei luoghi più sacri di tutto il Buddismo: nella Tana della tigre. Infatti leggenda narra che Guru Rimpoche, il fondatore del Buddhismo nei paesi himalayani, giunse qui su una tigre e rimase a meditare in una caverna per tre mesi. Ed è che lì fu costruito il monastero di oggi.

    E non è un caso che proprio la tigre sia l’animale più diffuso in tutto il paese: una ogni 25 km!

    Per i più pigri che non hanno intenzione di inerpicarsi fino in cima, la cittadina di Paro è davvero pittoresca: le sue case sono di colori variopinti e sgargianti e i negozi antichi in legno lungo la via principale possiedono per accedervi uno strano sistema di scale. Sembra quasi di essere in una cartolina! O nel mondo dei maghi.

    Nella città, inoltre, si ergono anche i più importanti dzong, ovvero le fortezze del paese, nonchè simbolo dell’architettura bhutanese, imponente e regale nel loro legno intarsiato. Difficile per i bhutanesi non richiamare alla memoria i tempi dell’antico Bhutan, in cui ogni cosa era libera, armoniosa e serena, semplicemente contemplando questi impressionanti capolavori architettonici.

    Sicuramente, i visitatori non potranno comprendere appieno la loro fede ma la sacralità e il rispetto regnano sovrani.

    Affacciato sulla bellissima Valle di Paro, il principale dzong, nonchè sede del distretto, è il Rinpung Dzong, risalente al XVII secolo: con 200 monaci, questa struttura mastodontica fa da padrone su tutta la vallata.

    Grazie alla sua posizione centrale e strategica, è riuscita a diventare il polo commerciale più importante del paese e il posto più facile da raggiungere, in quanto sede dell’unico aeroporto: basta un autobus per approdare nella capitale e per continuare il viaggio verso il Nirvana.

     

    Thiumphu e il takin

    Dopo poco più di 50 km, appare Thiumphu, la capitale e la città più popolata del paese: assolutamente nella lista delle cose da vedere in Buthan!

    Lungo il tragitto, ci si sente osservati e il timore reverenziale aumenta: è la grande statua del Buddha seduto che guarda sulla valle e controlla l’armonia di tutte le cose.

    Da non perdere sono i monasteri di Dechenphu e Cheri e il palazzo di Dechenchoeling, residenza ufficiale del Re, si trovano nella parte nord della città.

    Sosta obbligata al monastero di Tango: particolarmente suggestivo, è un importante posto di meditazione e vita monastica, dove è possibile contemplare lo svolgimento della vita dei monaci, interagendo con loro. Un’esperienza mistica e veramente unica!Quando si ha la possibilità di vivere una cultura proprio dall’interno e dalle bocche e gli sguardi della gente del luogo?

    Ma, tra le cose da vedere in Bhutan, il protagonista principale è solo uno: il Takin, l’animale simbolo del paese. Infatti proprio a Thimphu si trova la Motithang Takin Preserve, dove si ha l’opportunità di vedere l’animale leggendario a metà tra vacca e capra: leggenda vuole che sia stato creato proprio da Buddha!

    Sulla riva del fiume Chu, il mercato locale di Norzin Lam offre una grande quantità di manufatti dell’artigianato locale: acquistate qualche ricordo!

    Ma Thimphu ha un’altra grande e divertente particolarità: è l’unica capitale al mondo senza semafori! Troppo impersonale, troppo complicato, troppo capitalista, i bhutanesi preferiscono un poliziotto in carne ed ossa che danza tutto il giorno tra le auto, al centro di un incrocio.

     

    Punakha e i tshechu

    Arrivati alla terza tappa del nostro viaggio verso il Nirvana, si approda a Punakha, alla confluenza dei due fiumi Pho Chhu e Mo Cchu. Vecchia capitale e secondo centro più popoloso del paese, è sede del maestoso Punakha Dzong, residenza invernale della Comunità Monastica Centrale del Bhutan.

    Proprio a causa delle presenza dei due fiumi, la città è spesso inondata e centro di diverse alluvioni ma proprio grazie agli stessi la valle di Punakha è famosa in Bhutan per la coltivazione di riso: ne è addirittura diventato un modello da seguire!

    Insieme a quello di Thiumphu, il Punakha Tshechu Festival è il più importante del paese

    Ma di cosa si tratta? Cos’è un Tshechu? A seconda del calendario buddhista e letteralmente dieci giorni, un tshechu rappresenta uno degli episodi religiosi più significativi. Ci si trova catapultati in un festival di colori, letture di scritti del Buddha e musica popolare in cui monaci vestiti con abiti di broccato con maschere di cartapesta molto vivaci e a volte anche inquietanti, celebrano la vita e la liberazione dai mali, danzando vorticosamente.

    Cosa da vedere in Bhutan assolutamente! Partecipate anche voi e il Nirvana non sarà mai stato così vicino!

     

    Bumthang e il trekking

    Ultima tappa. Ultima verità da raggiungere.

    Per chi ama dirigersi al di fuori dei classici circuiti e assaporare l’incontaminato, la Valle di Bumthang è il luogo ideale!

    Il suo distretto è composto da quattro valli: Chumey, Choekhor, Tang e Ura ed è un susseguirsi di piccoli villaggi, fitte foreste di pini e di bambù dove la vita scorre tranquilla e serena.

    Da non perdere: il Jambay Lhakhang, la cui leggenda vuole che sia stato costruito in un solo giorno, il Kurje Lhakhang, luogo sacro di meditazione di Guru Rimpoche dove lasciò il suo corpo impresso e il leggendario lago di Mebar Tsho “lago ardente“, dove si sarebbe trovato un grande tesoro.

    E’ proprio in queste zone qui che l’autentico e il rurale hanno largo spazio: la natura rigogliosa e la presenza umana scarseggia, se non intervallata da carovane dei nomadi con i loro yak… non sarebbe magnifico fare del trekking per scoprire le sue meraviglie interne? Il Bhutan infatti offre grandi possibilità di escursioni di ogni tipo e distanza. Basta solo controllare il clima e la propria condizione fisica e si parte!

     

    Le nostre quattro verità e tappe del Nirvana sono state raggiunte ma i sentieri sono molteplici come molteplici sono i tour da seguire.

    Perdetevi tra la gente del luogo nei suoi abiti tradizionali del gho e della kira. Perdetevi tra i sapori speziati e fritti della cucina locale. Perdetevi tra i vari simboli e immagini: potreste trovare case con dei falli dipinti su tutta la facciata!

    Perdetevi tra cosa vedere in Bhutan!

    2. Si al FIL, no al PIL

    Questo piccolo regno sul tetto del mondo, lontano da ogni tipo di tecnologia progredita o grattacieli infiniti, diviene per noi, nella sua semplicità, un modello da cui trarre ispirazione.

    Secondo i parametri occidentali basati sul Prodotto interno lordo, il Bhutan sarebbe una delle nazioni più povere della terra ma in realtà qui non esistono mendicanti né morti per fame ed il 90% della popolazione può accedere gratuitamente alla sanità e all’istruzione pubblica.

    Invece secondo i parametri basati sulla Felicità Interna Lorda, che pone la persona al centro dello sviluppo, il Bhutan sarebbe al primo posto nel mondo: tiene conto del benessere psicologico dei cittadini, del rispetto per l’ambiente e della ricchezza dei rapporti sociali, ovvero riconosce che l’individuo, oltre ai bisogni di tipo materiale, ha necessità di carattere etico e spirituale.

    La scelta è di tipo essenziale.

    Fu il re dal nome impronunciabile Jigme Dorji Wangchuck ad introdurre questo concetto come faro di ogni decisione politica e a porre le basi dell’economia su bisogni e non sull’avidità.

    Inoltre, il Bhutan oltre ad essere happy, si rivela anche green. Infatti non solo l’80% del suo territorio è verde e il 72% è coperto da foreste, ma l’economia del paese è quasi interamente basata sulla produzione ed esportazione di energia idroelettrica, oltre ad un’agricoltura sostenibile e rispettosa.

    Lo stile è un po’ spartano ma preserva una purezza antica ed anche per questo l’ingresso dei turisti è contingentato.

    3. Lo strano caso del turismo in Buthan

    Ecco lo strano caso del turismo in Buthan: da meta poco conosciuta ai più a destinazione imperdibile.

    Avvolto da un alone di magia, nascosto per secoli, isolato per volontà, questo paese rappresenta l’ultimo fiabesco Shangri-la, conosciuto solo nei romanzi e incontrato sono nell’immaginazione.

    In Bhutan tutto è leggenda, tutto è mito e l’elemento sovrannaturale fa parte della vita quotidiana: dalla nascita degli esseri viventi alla creazione dei templi.

    Ma l’anno del 1974 marchia a fuoco la storia del Buthan e si impone come la data della materializzazione della favola: il paese si apre al mondo e il paradiso perduto viene ritrovato e riscoperto.

    Capitalismo-fobico, è l’unico paese al mondo dove l’autenticità e la tradizione sembra essere rimasta intatta, dove l’essenza batte l’apparenza, dove l’amore sconfigge il denaro. La vita scorre solo sulla forza delle parole, del sentimento e della fede: sembra un’utopia, sembra El Dorado, eppure è uno stato in carne ed ossa!

    Con la forza di un drago, come testimonia il simbolo sulla sua bandiera, il Buthan non vuol essere invaso culturalmente dalle tradizioni di altri paesi e perciò, per godere delle sue bellezze, non è possibile farlo by yourself: l’unico modo per fare turismo in Bhutan è affidarsi a tour organizzati o guide locali con autorizzazione governativa, che si occuperanno di tutto, dal visto, all’alloggio, alla conoscenza. Questa scelta di viaggio non andrà incontro ai desideri dei backpackers autonomi più avidi ma la scelta va rispettata.

    Non sarebbe forse così unico e cosi particolare, sennò.

    A causa di questo motivo, fare turismo in Bhutan comporta una spesa maggiore rispetto ad altre località asiatiche in quanto si paga il viaggio prima della partenza al tour operator, aggiungendo poi una quota giornaliera che va direttamente al governo e alle sue necessità.

    Il piccolo Shangri-la non accetta compromessi.

    Per il Nirvana, la strada è lunga ma la ricerca della felicità è a portata di mano.

    Viaggio esistenziale ed esperienza di vita tra cosa vedere in Bhutan: tutto homemade!

     

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